Tra confinamenti, chiusure, coprifuoco, green pass e così via, la pandemia ha portato a cambiamenti profondi nella nostra società. Alcuni pensano sia possibile ritornare alla situazione pre-Covid, altri invece ritengono che siamo destinati a vivere in una «nuova normalità». Come interpretare questi mutamenti, forse epocali? Nel suo nuovo numero in edicola, il Primato Nazionale lo ha chiesto a quattro intellettuali non conformi: Marcello Veneziani, Nicola Porro, Pietrangelo Buttafuoco e Gianfranco de Turris.



Decifrare la pandemia

Green pass sì o no? È una prima forma di «social credit» cinese? Vaccinazione obbligatoria: favorevole o contrario?

Marcello Veneziani: «Forse sono stato il primo, il 15 marzo del 2020, a denunciare sulla Verità la “dittatura sanitaria”, e comunque fui tra i primi a ritenere senza precedenti le restrizioni di libertà primarie e diritti elementari ai tempi degli arresti domiciliari di massa. Ma penso che si stia esagerando la portata del semi-obbligo vaccinale e del green pass a proposito della libertà. Vedo restrizioni alla libertà di giudizio, di pensiero, di opinione, di ricerca storica molto più inquietanti nella vita quotidiana e inserite nell’alveo di un conformismo coatto di massa, rispetto a quegli obblighi sanitari. Ciò detto, trovo insopportabile la caccia al no-vax o al dissidente, col relativo pubblico disprezzo, punizione e gogna per coloro che non si adeguano».

Nicola Porro: «Green pass e vaccino obbligatorio sono misure illiberali che violano la libertà personale. Non mi stupisco che lo Stato violi talvolta tutto questo, penso al monopolio della violenza, ma c’è un limite. E il limite, su green pass e vaccino obbligatorio, è stato abbondantemente sorpassato. Il green pass è inutile da un punto di vista pratico e vìola la Costituzione: basti pensare che dura 12 mesi e che i vaccini durano meno; viene richiesto a 20 milioni di lavoratori ma non ai pensionati, che sono le persone maggiormente esposte, senza considerare i paradossi come quelli del tassista che lo deve avere e il suo cliente no. È una misura sciocca. Quanto alla vaccinazione obbligatoria, sono contrario. È vero che ci sono vaccini obbligatori ma questo, su alcuni aspetti, è tutto da verificare. Primo: la sua efficacia temporale; secondo: gli effetti collaterali riguardo soprattutto a persone che corrono scarsi rischi dal Covid come i più giovani; terzo: la libertà individuale con questa deriva sanitaria è messa in discussione e si tratta di una questione fondamentale».

Gianfranco de Turris: «Mario Draghi viene considerato un “liberale”, anche se alla guida della Bce ha mostrato alcuni tratti “autoritari”, e quindi non ci si aspettava che prendesse, con l’avallo dei partiti che lo sostengono, non solo misure drastiche per l’emergenza sanitaria, ma anche molto complicate e italiote, dimenticando il suo tono british appena tornato in patria, adeguandosi subito al nostro modo pasticcione e burocratico di fare le cose. E così, unica nazione al mondo, abbiamo decretato l’obbligo di mascherina nei luoghi di lavoro pubblici e privati e la necessità di un lasciapassare, in sostanza la prova di essere vaccinati, per spostarci su lunghe distanze. E nonostante la nostra nota anarchia, tutti a vaccinarsi per avere il “green pass”, insomma un modo surrettizio di obbligo vaccinale che ora non è più necessario decretare. Si può essere contro simili imposizioni di uno Stato-badante per ragioni di principio, ma non è possibile sfuggirne per non essere penalizzati nella pratica. Come in altri Paesi, si sarebbe dovuto lasciare tutto alla responsabilità e sensibilità dei singoli, ma proprio perché “anarchici” e individualisti per eccellenza, si è scelta questa strada, ritengo».

Pietrangelo Buttafuoco: «Se il green pass funziona davvero, sì; se serve a evitare rotture di scatole, sì, ma trovo non abbia cambiato lo stato delle cose. Quanto alla vaccinazione obbligatoria, mi rifaccio al tempo della leva obbligatoria e del punturone che veniva somministrato per forza e le chiacchiere stavano a zero: lo Stato, all’epoca, si faceva carico delle sue responsabilità».

Quanto questa pandemia ha cambiato i rapporti tra individuo e Stato, pensando prima di tutto alle libertà personali?

Marcello Veneziani: «Certamente ha introdotto la possibilità di revocare libertà fondamentali e diritti che fino a ieri erano considerati intoccabili; e sta accelerando quel regime della sorveglianza, di cui a volte sembra essere una specie di prova generale. Ma dietro tutto questo c’è anche una concezione della vita come bene assoluto. La salute diventa la priorità universale e assoluta rispetto a cui tutto può essere negoziabile. Aberranti le società che pongono la paura della morte a fondamento dello Stato e del vivere civile. Su quella paura si sono sempre fondati i dispotismi e sono sempre degenerati i legami sociali».

Pietrangelo Buttafuoco: «Più che averli cambiati, li ha ingarbugliati in una direzione non certamente etica dello Stato. Ha piuttosto fatto impazzire la spirale burocratica, è ormai un’orgia di pura burocrazia quella a cui assistiamo. Difficile, del resto, immaginare nello stivale d’Italia lo Stato».

Nicola Porro: «Sta cambiando e in modo radicale, per un liberale è un orrore. Siamo in un paradigma in cui l’individuo è controllato sempre più, sottoposto a…

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1 commento

  1. Importante, significativo e da ponzare il concetto “Stato-badante” (G.de Turris); come siamo arrivati a questa involuzione che colpisce tutti (!) i componenti dello staterello in essere? Sveglia contro… i badanti!

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