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Roma, 20 giu – Ci sono dei libri aurei perché capaci di ‘scolpire’ nelle loro pagine atteggiamenti, modi d’essere, strutture psicologiche, modelli culturali eterni, in quanto inscritti nella natura umana e destinati a tramontare solo con lo scomparire di quest’ultima. Ragion per cui, pur nella consapevolezza dell’uso assai parco che è necessario fare della parola eterno, in questo caso può essere utilizzata senza remore o perplessità di alcun genere.

Uno di questi libri s’intitola Discorso sulla servitù volontaria, ed è opera di un autore cinquecentesco, Etienne de La Boétie. Ovviamente, come tutti i testi, potrebbe essere contestualizzato senza sforzo, e quindi si potrebbe parlare di Montaigne, del fatto che il libro di La Boétie era stato parzialmente pubblicato in una silloge di scritti protestanti (il Réveille-Matin des François) e che prima ancora era stato fonte d’ispirazione  per un importante autore calvinista, François Hotman, che se n’era servito per il suo Francogallia, eccetera eccetera, in modo da inserirlo nel clima di accesa polemica antimonarchica successivo al massacro della notte di San Bartolomeo.

Resta però il fatto, altrettanto indiscutibile, che contestualizzare è, di per sé, un’arma a doppio taglio, che in molti casi è cruciale per strappare testi e autori all’iperuraneo in cui li collocano detrattori accaniti e apologeti entusiasti, ma che in altri casi depotenzia e disarma opere invece ancora vitalissime anche a distanza di secoli, se non più.

Nell’oggi infatti, a fronte di non sappiamo quante persone che si stanno sottomettendo a tutta una serie di idoli con una specie di proskýnesis che non a caso urtava già i Greci, uomini liberi per antonomasia, le pagine di La Boétie dicono davvero molto su questo conformismo di massa, su questa incapacità di avvalersi della propria intelligenza, sulla rarità del pensare da soli e dunque sulla forza di perseverare anche nella consapevolezza di essere minoritari rispetto alle ‘idee generali’ del proprio tempo, che tali sono perché supportate dal circo mediatico mainstream, dalla pavidità accademica, dalle organizzazioni sovranazionali, dai grandi gruppi economico-finanziari e così via.

Perciò, un piccolo consiglio: leggete La Boétie, per capire perché tanti sono servi senza nemmeno qualcuno che glielo imponga in qualche modo, ma solo seguendo la corrente. Perché se è facile decifrare gli atteggiamenti servili quando a parlare è la forza, ben più sfuggente è comprendere l’arcano di chi si sottomette volontariamente.

Giovanni Damiano

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