Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 15 dic – Con molte difficoltà si può trovare la piccola stele adornata da qualche fiore, posta in un terreno che costeggiava un piccolo fossato, nel comune di Fontanelle dove il 16 novembre del 1944, settantun anni fa, cadeva Antonio Longhini.

Dallo sci ai cieli

Nato ad Asiago, fu campione di salto con gli sci nel 1939 e azzurro nei campionati del mondo a Cortina d’Ampezzo.

Ottenne il brevetto di pilota civile entrò in Aeronautica, frequentando il corso allievi ufficiali piloti di Foligno e qui realizzò il suo sogno di volare, venendo assegnato alla specialità caccia. All’inizio della guerra partecipò a diverse battaglie aero navali nel Mediterraneo centrale ed orientale. Nel 1940-1943 partecipò a oltre cento azioni di guerra e poté fregiarsi del distintivo della “Freccia D’Oro”. Ricevette due medaglie d’argento, due di bronzo e la croce di ferro germanica di II classe. Nei combattimenti partecipò all’abbattimento di numerosi aerei nemici in operazione o individualmente.

Pilota della Rsi

Dopo il tragico 8 settembre, al Nord d’Italia continuavano i terroristici combattimenti sulle città e i piloti rimasti o affluiti costituirono il primo nucleo della Caccia Repubblicana al quale aderì Antonio Longhini, assieme ai piloti che a Milano seguirono il tenente colonnello pilota Antonio Vizzotto, decisi a combattere in difesa dei cieli veneti. Pur sapendo che la lotta era ormai disperata, tornarono tutti ad affrontare le poderose formazioni di quadrimotori B-17, scortate da centinaia caccia P.47.

La mattina del 16 novembre 1944, Antonio Longhini sale con tutta la squadriglia dei “Diavoli Rossi” con lo scopo di fermare, o quanto meno di limitare, la pericolosità della formazione di fortezze volanti. Durante l’attacco viene colpito, riesce a lanciarsi con il paracadute. Questo atto dà la possibilità ai numerosi caccia di scorta di colpirlo inesorabilmente, dimenticando ogni atto di cavalleria e di umanità spesso non rispettato da qualche pilota angloamericano.

Con quella sparatoria su un bersaglio fin troppo facile e indifeso, “Max” – com’era soprannominato – Longhini a soli 26 anni chiudeva la sua splendida esuberante giovinezza di eroico aviatore.

Per rendere onore al sacrificio di tutti i piloti caduti e in combattimento, Antonio Longhini compreso, il Cav. Guerrrino Paladin ha fatto erigere un tempietto votivo, con ai lati due pale d’elica (una del caccia del ten. Longhini, l’altra della fortezza volante B-17 da lui abbattuta). Vicino alla lapide, ogni anno, si ritrovano i pochi superstiti assieme alle autorità dell’arma, la sorella Luciana Longhini Martini e i famigliari. Vengono deposti dei fiori tra cui una corona della A.N.R. e quindi i presenti si raccolgono nella preghiera dell’aviatore, a viva voce.

Emilio Del Bel Belluz

2 Commenti

  1. Dal 1944 in avanti, vista la tenacia, pur in condizioni di manifesta inferiorità di mezzi, con cui i piloti ItaloTedeschi contrastavano, rendendoli SANGUINOSI a volte oltre il limite dell’ accettabilità, i pur numericamente schiaccianti, a dir poco, “raids” alleati, l’ alto comando AngloAmericano decise di emettere una “circolare” che sanciva il mitragliamento dei Piloti dell’ Asse, abbattuti, che scendevano appesi, e indifesi, al proprio paracadute, come normale atto di guerra. E questa è SOLO UNA delle tante “perle” che chi ha vinto e i loro caudatari vorrebbero poter CANCELLARE!!! O glorificano con FALSITÀ in altri modi! Questo è uno di quei momenti in cui un credente assai tiepido, quale io sono, invoca la Giustizia Divina! Inflessibile come, e ben di più, di qualsiasi ACCIAIO possa essere mai stato forgiato!

Commenta