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Roma, 13 dic – Molti personaggi, nel corso della storia, hanno ritrovato le proprie origini malgrado fossero, per esempio, nati all’estero. Un esempio è quello offerto da Arturo Dell’Oro, un giovane cileno nato da madre e padre italiano che, tuttavia, non dimenticò mai le origini in quella lontana patria di cui tanto aveva sentito parlare dai genitori.



Supporto dall’America del Sud

La chiamata alle armi del 1915 non spaventò Arturo Dell’Oro, anzi: sembrava che il pilota non stesse aspettando momento più propizio. Il giovane viveva coi genitori e coltivava il vitigno che i tre erano riusciti a comprare dopo anni e anni di duro lavoro. Alla notizia dell’entrata in guerra di quella nazione così distante ma, al contempo, a lui così vicina, partì alla volta di Genova imbarcandosi a Valparaiso, il secondo porto più grande del Cile.

Arrivato in Italia, il giovane decise di arruolarsi nel neonato corpo dell’Aeronautica. Venne mandato a Borgo Roma, un quartiere di Verona, a completare l’addestramento prima di iniziare il suo servizio. Il primo impiego della 30° Squadriglia, della quale faceva parte anche Arturo Dell’Oro, fu il bombardamento degli accampamenti di Mattarello, luogo strategico occupato dai soldati austroungarici.

Arturo dell’Oro, sergente dell’aria

Dell’Oro dimostrò più volte che, malgrado non avesse mai visto l’Italia, fosse pronto più che mai a dare la vita per difenderla: “Ardito e ottimo pilota d’aeroplano, nonostante le pessime condizioni atmosferiche, compì una lunga ricognizione sul nemico. Con il motore funzionante irregolarmente, impossibilitato ad orientarsi a causa della bussola gelata, dové scendere a bassa quota in territorio nemico. Benché fatto segno dal violento fuoco degli antiaerei, con mirabile calma rintracciò la via del ritorno, riuscendo ad atterrare, per quanto fuori campo, in territorio nostro. Nonostante il vivo fuoco degli antiaerei che colpirono il suo velivolo, eseguì una riuscita ricognizione, offendendo contemporaneamente, con frecce, una colonna nemica. Durante un’altra ricognizione, scorto un aeroplano avversario, lo attaccò arditamente, costringendolo ad atterrare fuori campo, probabilmente danneggiato dal suo fuoco” è quanto si può leggere dalla sua prima medaglia d’argento al valor militare. Dopo questa, Arturo Dell’Oro ottenne anche la promozione a sergente prima della sua ultimissima e quanto mai valorosa azione.

In battaglia contro un Hansa-Brandenburg, la mitragliatrice abbandonò il giovane proprio nel momento di massimo bisogno. Desideroso di vincere il nemico, picchiò contro il velivolo avversario scontrandovisi contro e sacrificando la sua vita per vincere il combattimento. In onore del coraggioso gesto, gli venne concessa la medaglia d’oro al valor militare: “Audacissimo pilota da caccia, infaticabilmente sorvolando le alte vette del Cadore, ardito fra gli arditi, piuttosto che rinunciare alla vittoria, si slanciava contro un velivolo nemico e lo abbatteva coll’urto, precipitando insieme col vinto; esempio altissimo di coraggio e di mirabile abnegazione”.

Tommaso Lunardi



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