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Roma, 7 dic – Cina, Giappone, India e nazioni limitrofe appaiono, all’uomo europeo, come un mondo da mille e una notte. Certo, questi Paesi hanno un fascino assolutamente indissolubile. All’inizio del ‘900, però, queste terre magiche sono state teatro di aspri scontri ai quali presero parte anche le potenze europee, Italia compresa. Ermanno Carlotto fu uno dei caduti nella celebre Rivolta dei Boxer.

Il soldato della Carlo Alberto

Ermanno Carlotto nacque a Ceva, in provincia di Cuneo, il 30 novembre 1878. La sua carriera militare iniziò nel 1892 quando, a 14 anni, entrò a far parte della celebre Accademia Navale di Livorno. Dopo un corso di studi durato ben 6 anni, ottenne il grado di Guardiamarina quando era appena ventenne. La sua avventura per mare iniziò nello stesso 1898, affidato all’incrociatore corazzata Carlo Alberto.

Il compito degli ufficiali che seguivano la formazione dei giovani marinai italiani prevedeva una crociera di addestramento nei mari americani prima ed in quelli dell’estremo oriente in seguito. La preparazione di Carlotto lo aiutò decisamente nell’ottenimento della promozione a Sottotenente di Vascello ed alla sua prossima partenza a bordo del torpediniere Elba, di stanza in Cina.

La battaglia di Tientsin

Nel 1900, proprio in Cina, scoppiò una delle rivolte più famose del XX secolo: la ribellione dei Boxer. L’Italia vi partecipò al fianco delle altre 7 nazioni europee e non che difendevano gli interessi coloniali in Cina e Giappone. In particolare, Ermanno Carlotto venne posto a capo di 20 marinai affinché difendessero l’avamposto italiano di Tientsin. La città, infatti, era un importante crocevia per la strada verso Pechino.

Carlotto guidò coraggiosamente i suoi compagni e combatté senza paura fino a quando un colpo di fucile non lo fulminò a terra. I soldati, vedendo il loro comandante a terra, non si persero d’animo e ne onorarono la morte ricacciando i nemici.

In onore di Ermanno Carlotto è stata conferita la medaglia d’oro al valor militare: “Sprezzando i pericoli si espose in ogni circostanza e cadde da prode mentre avanzavasi indifeso per scoprire i punti ove dirigere il fuoco del suo distaccamento”.

Tommaso Lunardi

1 commento

  1. Ho talvolta l’ impressione che un comportamento senza dubbio eroico non sempre si inserisca nel contesto di una causa eroicamente giusta. Stiamo attenti dunque a non farci fregare dai sentimenti… Come a scacchi,
    perdere i pezzi migliori deve valerne veramente la pena. Anche perché i pezzi migliori sono spesso scarsi ed insufficienti. Questo, ovviamente, non mette in discussione la medaglia d’ oro!