Roma, 29 giu – Un rifugiato, un fuggitivo, un clandestino che, però, lasciò il suo paese, la sua città non per abbandonarla ma per ritornarvici, da liberatore.

Il “buffone”

Guido Poli nacque a Mattarello, paese italofono nei pressi di Trento, il 31 marzo 1894. La sua amata cittadina, tuttavia, si trovava sotto il dominio dell’austriaco invasore. Austriaco che Poli proprio non poteva sopportare. Già in tenera età, infatti, venne cacciato dal Regio Liceo superiore di Trento per aver sbeffeggiato e scimmiottato il dipinto del Kaiser d’Austria. Stessa storia avvenne a Merano, poi a Rovereto ed, infine, a Udine dove, tuttavia, riuscì a finire gli studi.


Nel 1914, approfittando del trambusto scoppiato in seguito all’assassinio dell’Arciduca, Guido Poli scappò in Italia rifugiandosi a Bologna. Nel capoluogo emiliano frequentò l’università ed entrò a far parte dell’Associazione Nazionale Trento Trieste.

L’indistruttibile maestro della guerra

Guido Poli si arruolò nel Regio Esercito il 24 maggio 1915 in quanto mosso da un fervente spirito interventista. Dopo aver completato il corso di studi presso l’Accademia di Modena, venne assegnato al 1° reggimento alpini della 204° Compagnia del battaglione “Val Tanaro”.

Poli si distinse nelle battaglie del Kuckli, del Monte Rombon, e sul Monte Rosso nello scenario della tremenda Strafexpedition. Tuttavia, quelli furono gli anni del martirio di grandi personalità dell’Esercito come Fabio Fizi, Damiano Chiesa e del più famoso Cesare Battisti.

A Guido Poli venne ordinato di abbandonare il suo reparto per mettere la sua vita in salvo ma, sotto falso nome, ritornò in prima linea. Sul Monte Ortigara venne ferito gravemente da una scheggia di una bomba che gli aprì il torace. Dolorante ma pieno di ardore, Poli continuò a combattere ed incitare i suoi compagni rifiutando ogni tipo di cura medica. Morì sullo stesso monte il 17 giugno quando un colpo di cannone colpì la sua postazione uccidendolo. Questo fu l’unico modo per far fuori quello che, altrimenti, sarebbe diventato il tristo mietitore di tutti i nemici d’oltralpe.

In suo onore, gli venne conferita la medaglia d’oro al valor militare: “Volontario di guerra e destinato ad un servizio di seconda linea, siccome cittadino di province irredente, chiese ed ottenne di ritornare ai reparti di prima linea. Durante l’attacco a fortissima posizione nemica, raggiunse tra i primi la trincea avversaria, iniziandovi tosto i lavori di rafforzamento. Ferito al petto e medicato, sebbene in condizioni di potere essere inviato in luogo di cura, ritornò invece volontariamente presso il proprio reparto in trincea, dove sotto un violento bombardamento, perdette gloriosamente la vita nella giornata stessa, mentre dava ai suoi dipendenti esempio di amor patrio e di alte virtù militari”.

Tommaso Lunardi

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