Genova, 28 giu – I resti del ponte Morandi non ci sono più. Sono stati infatti demoliti stamattina alle 9:39 gli ultimi tratti della struttura che collassò il 14 agosto dell’anno scorso, portandosi dietro le vite di 43 persone che transitavano sul viadotto di Porcevera, presso Genova. L’implosione è avvenuta a mezzo di cariche di dinamite e plastico posizionate sui piloni e gli stralli delle pile 10 e 11, facendo collassare le parti del ponte ancora in piedi dopo la tragedia del 2018. La manovra di implosione controllata è stata compiuta alla presenza del sindaco di Genova Marco Bucci, del governatore Giovanni Toti e i ministri dell’Interno Matteo Salvini, dello sviluppo economico Luigi Di Maio e della Difesa, Elisabetta Trenta.

Le operazioni

Le operazioni sono state effettuate sotto la guida dell’esperto esplosivista Danilo Coppe  nel rispetto dei modi e dei tempi annunciati. La ricostruzione potrà ufficialmente ripartire dopo la raccolta delle macerie. La manovra di abbattimento si è svolta senza intoppi: solo un lieve ritardo si è verificato perché gli uomini della Protezione civile ritenevano che un pensionato si fosse barricato nella sua casa in zona rossa, evacuata dei suoi 3.400 abitanti. Dopo un giro di controllo l’appartamento è stato però trovato vuoto.

Un nuovo ponte il prossimo anno

“È una giornata molto importante per la città di Genova – ha dichiarato il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti – Significa che il cantiere del ponte sta andando avanti ed è una giornata molto importante anche per il suo valore simbolico. È un’altra promessa mantenuta. Genova entra nel suo futuro, in una nuova epoca che supera questa tragedia e ci porta al ritorno alla normalità”.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha invece promesso che “i genovesi e gli italiani il prossimo anno avranno il loro ponte. Rendo omaggio a una città che non si è mai fermata, sono qui a ricordare le vittime. Oggi non solo viene giù il vecchio, ma viene su il nuovo, tutti stanno facendo la loro parte. Questa è una bellissima lezione di concretezza”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. Nel frattempo, la revoca delle concessioni invocata a tamburo battente lo scorso agosto? Quella a che punto è? Perché mi interesserebbe averne notizia ancor più che riguardo ad abbattimenti e ricostruzioni. In assenza di informazioni, un maligno potrebbe ipotizzare che quella famiglia della moda multicolore e i loro affigliati siano ancora dov’erano un anno fa. Ma sicuramente sbaglio, perché erano state fatte delle dichiarazioni molto chiare, in merito. Confermate? Smentite? Qualche informazione?

  2. Proprio non vi piace che si chiedano notizie sullo stato della revoca delle concessioni autostradali? Non si capisce perché.

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