Roma, 10 nov – Il periodo immediatamente successivo alla Prima Guerra Mondiale fu molto travagliato e pieno di scontri nel cosiddetto “Biennio Rosso”. Una situazione simile si verificò dopo il 1922 ed, in particolare, dopo il 1925. La tensione era alta ed il governo fascista cercava, per quanto possibile, di contenere le rivolte dei gruppi politici avversi, in primis gli anarchici. Questa fazione politica è stata presente sempre all’interno della scena politica italiana, a volte nascosti nell’ombra, altre volte allo scoperto. Leone Carmana fu una delle figure che combatterono queste brigate terroriste affiliate ai vari partiti.

Eroe di guerra

Leone Carmana nacque a Villa Minozzo l’11 novembre 1894 in una modesta famiglia emiliana. Il primo verro approccio che ebbe con le armi fu all’età di 21 anni quando partì per il fronte in forza al 7° Reggimento Fanteria della Brigata Cuneo. Nel corso del 1916, combatté nelle trincee del “Lenzuolo Bianco” nei pressi di Podgora nello specchio delle famose offensive dell’Isonzo. Qui, venne ferito due volte ma mai abbandonò la sua postazione.

Nel maggio del 1917 si innamorò a tal punto della sua divisa che chiese di passare all’Arma dei Carabinieri per poterla vestire ed onorare tutti i giorni. Lavorò a Genova presso la locale Legione dei Carabinieri.

La polveriera di Vallegrande

Leone Carmana si distinse, però, dopo la guerra. Sventò, infatti, un attentato anarchico alla polveriera di Vallegrande facendosi chiudere al di fuori della stessa struttura. Possiamo leggere ciò che successe quel 4 giugno 1920 dalle fonti dell’epoca secondo le quali circa settanta briganti attaccarono la struttura. Carmana, di guardia alla porta della struttura, ordinò che le porte blindate venissero chiuse mentre lui le difendeva da fuori. Rischiò la vita più volte e combattendo contro decine di assalitori. Alla fine giunsero i rinforzi e quattromila tonnellate di esplosivo rimase al sicuro.

Leone Carmana, però, morì il 10 febbraio 1926 a causa di una malattia che lo strappò dall’amore della moglie e delle due sue figlie. In suo onore gli venne concessa una medaglia d’oro al valor militare sulla quale possiamo leggere: “Piantone all’ingresso di una polveriera, scorto l’avvicinarsi di una settantina di rivoltosi che già si erano impossessati di fucili di due corpi di guardia e intendevano impadronirsi della polveriera stessa, ordinava la chiusura della porta dietro di sé, pur sapendo di precludersi così ogni via di scampo, rispose a colpi di moschetto al fuoco dei ribelli, mantenendosi saldo al suo posto, da solo, benché ferito, dando così tempo al sopraggiungere di rinforzi, coi quali concorse poi a fugare i facinorosi, sventando in tal modo il criminoso tentativo esempio mirabile di eccezionale presenza di spirito, di coraggio e di altissimo sentimento del dovere”.

Tommaso Lunardi

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