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Roma, 12 gen – Uomini e donne d’Italia hanno reso grande la nostra nazione. Hanno combattuto per costruirla, hanno donato la propria vita per vedere il vessillo del tricolore sventolare libero dalle fredde Alpi al tiepido Mare Nostrum. Tra le fila di Garibaldi combatterono anche molte donne, tutte impegnate nella causa unica dell’unificazione della nostra nazione. Rosalia Montmasson è stata una delle prime garibaldine a vestire la giubba rossa dei Mille seguendo l’esempio del suo fidato marito: Francesco Crispi.

La lavandaia patriota

Rosalia Montmasson era una giovane lavandaia quando, nel 1849, conobbe il suo futuro marito Francesco Crispi. Era terminata da pochi mesi la rivoluzione in Sicilia e quest’ultimo aveva trovato rifugio in Piemonte sotto l’egida della famiglia reale dei Savoia. Tra i due fu subito amore a prima vista. Purtroppo, però, la fede nazionalistica di Crispi costrinse i due amanti a scappare anche dall’Italia in seguito alla fallita rivoluzione di Milano.

La Montmasson e Crispi trovarono rifugio a Parigi in anni, però, difficili per i mazziniani e per i rivoluzionari italiani. Felice Orsini era stato appena arrestato e lo Stato francese non voleva avere altri problemi con gli autori dei moti risorgimentali. La meta ultima fu una sola: Londra. Nella capitale inglese, infatti, riparava anche Giuseppe Mazzini che si rese disponibile ad aiutare Rosalia ed il marito.

Il 1859 fu l’anno decisivo per il ritorno della coppia in Italia. La seconda guerra d’indipendenza era alle porte e si stava preparando lo sbarco di Marsala. Rosalia Montmasson ebbe un compito molto arduo da portare sulle spalle: riunire tutti i patrioti d’Italia.

L’infermiera di Calatafimi

Rosalia Montmasson ebbe un ruolo decisivo nell’adunata di tutti i patrioti presenti a Malta, in Sicilia e nel sud Italia all’imminente arrivo dei Mille. Non disdegnò nemmeno di vestire la giubba rossa e fu l’unica donna presente tra i garibaldini che sbarcarono in Sicilia. La Montmasson fu un’abile infermiera tant’è vero che il suo aiuto si rivelò fondamentale durante la battaglia di Calatafimi. Aiutò moltissimi commilitoni feriti e non si tirò indietro nemmeno quando era necessario sparare qualche colpo di fucile.

La guerra finì e Rosalia Montmasson si attendeva una vita al fianco del marito Francesco. Il neoministro Crispi, però, ripudiò la moglie con una scusa sostanzialmente fittizia legata all’invalidità dell’atto di matrimonio firmato a Malta quando i due erano ancora in esilio. La storia fece grande scalpore e molti criticarono il vile atto di Crispi. La Montmasson morirà il 10 novembre 1904 in povertà a Roma, dimenticata da tutti, e verrà sepolta in un piccolo loculo del Cimitero del Verano.

Tommaso Lunardi

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