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Roma, 12 gen – Fin dall’inizio del decennio appena terminato si è iniziato a parlare, nell’ambito della ricerca spaziale, di pianeti extra solari e del ruolo che le recentissime scoperte in tal senso hanno e avranno sull’avanzamento scientifico in generale. Per tutta la durata del secolo scorso, l’esistenza di pianeti in orbita attorno ad altre stelle diverse dal sole è stato oggetto di profondo dibattito nella comunità scientifica internazionale.

Se da un lato tale eventualità oggi ci appare scontata e ovvia, fino agli anni 90′ (con la scoperta del primo esopianeta nel 1992) non si aveva alcuna conferma tangibile dell’esistenza di pianeti oltre la sfera di influenza del nostro Sole. Con il secondo decennio del nuovo millennio la ricerca ha fatto passi da gigante: nel 2009 venne lanciato il telescopio Kepler, vero protagonista indiscusso degli anni ’10 e nel 2018 TESS, altro grande telescopio spaziale targato Nasa.

Nel complesso al 14 dicembre 2019 risultano conosciuti 4150 esopianeti in 3083 sistemi planetari diversi.

Il telescopio CHEOPS

Il vero protagonista di questo nuovo anno è però il “piccolo” telescopio spaziale CHEOPS (CHaracterizing ExOplanets Satellite) frutto di una collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea e la Svizzera, con un ruolo italiano di primo piano, lanciato nel dicembre appena trascorso e del quale gli addetti ai lavori hanno iniziato a ricevere i primi dati il 7 gennaio.

L’obiettivo della missione, si legge sul sito dell’Agenzia Spaziale Italiana, non sarà come per Kepler e TESS la scoperta di nuovi mondi mai osservati, ma la misura della dimensione, con una precisione elevatissima, di quelli già conosciuti e dei quali è già nota la massa, un’operazione del tutto nuova in questo ambito.

Nello specifico tale misurazione consentirà di conoscere la composizione e la struttura dei pianeti in questione, capire se sono solidi o gassosi con certezza praticamente assoluta e, non ultimo, essere in grado di stabilire in base alla densità, se presentano acqua liquida in superficie e quindi, possibilmente, vita.

Il contributo italiano

Grazie al supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana, il telescopio di CHEOPS dispone di un riflettore di 320mm di diametro, molto compatto e ottimizzato per misure fotometriche ad altissima precisione, è stato progettato dai ricercatori dell’INAF di Padova e Catania e realizzato presso gli stabilimenti della Divisione Sistemi Avionici e Spaziali di Leonardo a Campi Bisenzio, alle porte di Firenze. Le operazioni di finitura della superficie riflettente sono state affidate alla Media Lario S.R.L. con sede in provincia di Lecco.

Lo specchio, costruito in un materiale in vetroceramica, è stato lavorato in modo da rimuovere massa non necessaria, conservando la robustezza per consentirne il volo nello spazio.

“La realizzazione del telescopio di CHEOPS – spiega sempre l’Asi – è un riconoscimento della leadership italiana nel campo dell’ottica raggiunta in questi anni dalla comunità scientifica e dall’industria del nostro Paese. L’Asi considera che la missione CHEOPS, in aggiunta all’importante tematica scientifica dello studio dei pianeti extrasolari, rivesta una particolare importanza strategica per gli aspetti tecnologici, anche in vista dei 34 telescopi che saranno forniti dall’Italia per la missione PLATO”.

Non ci resta che attendere l’elaborazione dei primi dati di questo nuovo passo in avanti nella ricerca, in vista di una futura esplorazione pionieristica della quale si parla sempre più, anche se limitata al sistema solare, alla ricerca di ciò che c’è oltre i limiti del conosciuto, come i nostri avi hanno fatto dall’alba dei tempi sulla Terra.

La voglia di esplorare e di mettere in gioco tutto è scritta nel Dna dell’uomo europeo fin dalla sua nascita e non va soppressa solo perchè abbiamo più conoscenze tecniche di un tempo. Bisogna solamente, con una buona dose di coraggio, alzare il tiro.

Moreno Mantilli

4 Commenti

  1. Ma ancora che continuano con la propaganda di fantascienza e spazio? Ma non ci crede più nessuno… Giusto quei celebrolesi indottrinati…

    • Adoro il primato solo per il bigottismo e l’ottusità dei commenti.
      Vengo qui a farmi due risate, e non mi deludere mai.
      Grandi così!

      Per giunta mi chiedevo quali perle avrei trovato su un articolo che parla di spazio.
      No, ti prego, continua…

  2. Risoluzione verso l’ infinito?!?! Prova, prova…, tanto non si riesce manco a ritornare (?), sulla luna (non vorrei che i sovietici su questo avessero visto lungo…).

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