Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 12 gen – Il modo di “parlare” dei film americani un po’ ci ha influenzati, è pacifico. Tuttavia occorre specificare che, nel tempo, per esigenze di fonetica o di metrica nei dialoghi dei film doppiati ad uso e consumo dei fruitori italiani sono state inserite locuzioni, varianti dialettali o modi di dire ben poco diffusi in Italia. Siamo così indottrinati dalle produzioni di Hollywood, però, che a stento ormai ce ne rendiamo conto. Quando vediamo un padre americano che accarezza la testa del figlio apostrofandolo con un “ehi, campione” ci risulta credibile, proprio come quando vediamo dei bulli nei film anni ottanta tormentare i nerd a suon di “ehi, quattrocchi” o “mocciosi”. Ennio Flaiano negli anni sessanta disse dell’italiano che era diventato “una lingua parlata dai doppiatori“, riferendosi per l’appunto a come l’italiano nei doppiaggi dei film stranieri fosse divenuto una specie di non lingua, uno standard che attingeva da varie influenze dialettali, quasi un artifizio atto a rendere più comprensibile e vicina a noi la colloquialità del cow boy americano – e poi dell’eroe dei film d’azione, del gangster tarantiniano e così via. Andiamo a elencare cinque di questi eclatanti casi di “americanizzazione” della nostra lingua nei film.

5) Fottuto

Parliamoci chiaro, il verbo fottere in italiano esiste eccome, con tutte le sue varianti, in particolar modo in Campania. Il modo in cui però viene utilizzato nei film a stelle e strisce doppiati per noi italiani è un intelligente sostitutivo della parola “fuck” (vaffanculo e tutte le sue varianti) che inizia anch’essa con la lettera effe, rendendo il labiale degli attori molto più credibile. Pensate che solo in Pulp fiction la parola “fuck” viene detta 265 volte, ne Il grande Lebowski invece 260 volte.

4) Pivello

Nessuno sostiene che la parola in sé non venga utilizzata in Italia, soprattutto al nord; è stata diffusa nel resto dello stivale, però, grazie a scene di derisione o tenera reprimenda nei confronti dei “kids” americani delle pellicole hollywoodiane. Un esempio su tutti, è quello dell’utilizzo della parola “pivello” nel telefilm americano Scrubs, spesso ai danni del malcapitato protagonista Jd; in lingua originale lo chiama “newbie”, ovvero “novellino”, principiante. Ma in italiano, nel doppiaggio, “pivello” rendeva meglio il senso di derisione (nel suo caso nemmeno troppo bonaria) ai danni dell’infermiere.

3) Gattabuia

Spero per voi che non abbiate avuto molte esperienze di questo tipo con le forze dell’ordine, ma è ben raro che un poliziotto vi acchiappi per le orecchie e vi dica: “Ehi tu, fottuto criminale, vieni qui che ti sbatto in gattabuia“. Le origini della parola stessa sono oscure, c’è chi dice che derivi dal greco chi invece la collega alla “gattaiola”, una trappola per gatti. Se essere sbattuti in gattabuia potrebbe suonarvi strano, sappiate che nel film americani potreste, comunque, essere sbattuti (la parola “sbattere” è sempre focale) “al fresco” altra parola usata più dai doppiatori che dagli italiani stessi.

2) Svignarsela

Secondo la Treccani, il verbo “svignare” viene utilizzato sia da Manzoni che da Tomasi di Lampedusa, l’immortale creatore del Gattopardo. Due gioie nostrane; ma è un simpatico termine che ha avuto la sua popolarità più grazie ai film di guardie e ladri trasposti dall’inglese hollywoodiano all’italiano o ai cartoni animati che hanno subito lo stesso processo, che non con l’accezione di “andarsi a nascondere nella vigna”. Semmai riusciste a far perdere le vostre tracce svignandovela, tuttavia, potreste essere inseguiti dai ….

1) Piedipiatti 

Qui da noi abbiamo molti soprannomi simpatici (beh, più o meno …) per i tutori dell’ordine ma la parola “piedipiatti” non fa proprio parte di queste. Sempre secondo l’autorevole Treccani, il soprannome affibbiato alle forze dell’ordine sarebbe un calco dell’angloamericano “flatfoot”, soprannome gergale che allude “al frequente appiattimento” della volta plantare dei poliziotti “conseguente al fatto d’essere costretti a stare a lungo in piedi”. Abbiamo dunque la prova provata che non è esattamente un parto della mente di noi italiani, ma è comunque un vocabolo che risponde probabilmente a esigenze di labiale nel doppiaggio dei film noir o polizieschi.

Ilaria Paoletti

3 Commenti

  1. Statunitensi non americani…, non vorrei segnalare chi si arrabbia in Brasile!
    In gattabuia non ci mettono le forze dell’ ordine…, ci mettiamo da soli, da tanto tempo!

  2. E non solo!
    Pensiamo a quanta gente, ormai, nei tribunali italiani, si rivolge al magistrato chiamandolo “vostro onore”! Oppure pensiamo ai veri e propri ululati tipo: “Yeaahh!! Whooooh!!!” (soprattutto da parte femminile) che si mescolano agli applausi durante gli spettacoli…