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15 luglio, Milano – Teatrino Africano, così si intitola il libro di Giancarlo Coccia, inviato e reporter di guerra e dal 1973 residente in Sudafrica. E un teatrino lo è davvero: come su di un palcoscenico, si muovono, attori loro malgrado, le figure incontrate da Coccia durante i suoi viaggi nel continente nero: Almerigo Grilz, i ribelli del Mozambico, Kuki Gallman e tanti altri. Sullo sfondo, come una scenografia, le lotte per il potere, le guerre civili, i rapimenti che da sempre costellano un’Africa martoriata, ben lontana dalla visione romantica che il filone hollywoodiano ha finora regalato all’Occidente. Eppure c’è ancora spazio per i tramonti sui fiumi, per i ricordi malinconici e i riposi notturni intorno al fuoco di bivacco.

L’Africa cruda e impenetrabile

Un affresco dove il mito del buon selvaggio, incorrotto ed incorruttibile, crolla sotto l’incedere delle pagine del testo. Coccia accompagna il lettore verso il Continente nero crudo, violento ed impenetrabile anche per chi, come l’autore, ha dedicato il suo amore e la sua devozione a questa terra flagellata. Edito da Altaforte Edizioni, Teatrino Africano si fregia della prefazione di Gian Micalessin, inviato di guerra, e Manfredo Incisa Di Camerana, ambasciatore e diplomatico.
Proprio Micalessin paragona l’Africa di Coccia a quella “del regista Giuseppe Iacopetti” dove il “leader dell’Unita Jonas Savimbi ama chiamare ‘fratelli negri’ i propri simili compiacendosi di usare un termine bandito, già negli anni ’80, dai vocabolari di un Occidente pervaso da sensi di colpa ormai non solo storici, ma anche linguistici”. Un viaggio senza fine ai confini del mondo dove l’edulcorata visione dell’altro lato del Mediterraneo si schianta contro l’inclemente realtà.
Lorenzo Cafarchio

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