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Roma, 6 mar – Alla fine il coronavirus è arrivato anche in Italia. E il governo giallofucsia si è fatto trovare completamente impreparato ad affrontare l’emergenza. Tra i tanti motivi che hanno portato a questo cocente fallimento, ce n’è uno di natura squisitamente ideologica. Mentre l’epidemia si estendeva a macchia d’olio per tutto il pianeta, i globalisti non hanno fatto altro che minimizzare la minaccia e, per l’occasione, hanno inventato l’ennesimo nemico immaginario: il «virus del razzismo». Invece di approntare misure di prevenzione e di informare adeguatamente i cittadini, i globalisti non hanno trovato di meglio da fare che trangugiare involtini primavera in diretta tv. Basti pensare all’ineffabile Corrado Formigli, che si è per questo meritato la copertina del nuovo numero del Primato Nazionale.

Il virus dell’antirazzismo

Il problema, insomma, non era il Covid-19, ma la «sinofobia», ossia il razzismo contro i cinesi. Naturale che, con queste deliranti premesse, il governo Pd-M5S sia stato travolto dall’emergenza coronavirus. «La nostra classe dirigente finisce per considerare qualsiasi cosa, letteralmente qualsiasi cosa, preferibile all’accusa di razzismo», scrive il direttore Adriano Scianca nel suo editoriale. E così, l’adozione di misure tardive e spesso contraddittorie non poteva che portare la morte anche in Italia. Perché, come specifica nel focus Davide Di Stefano, «di cialtroneria si può anche morire».

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Il Primato intervista Vittorio Feltri

Ma non c’è solo il coronavirus a dominare le pagine del nuovo numero del Primato Nazionale. Tra i tanti contenuti, è da segnalare ad esempio un’inchiesta di Francesca Totolo su altre «vittime del politicamente corretto»: migliaia di giovani britanniche stuprate e torturate da gang islamiche agenti nel Regno Unito, con la polizia di Sua Maestà che ha deliberatamente insabbiato le prove «per non alimentare tensioni razziali». Da menzionare è anche uno speciale sul fallimento del femminismo, dalla caduta del MeToo all’ultima frontiera delle bufale rosa: il gender pay gap, ossia la «discriminazione salariale di genere». Oltre poi alla galleria delle rubriche e ai consueti approfondimenti culturali (tra cui spicca un omaggio a Pio Filippani Ronconi), questo mese il Primato Nazionale ha intervistato in esclusiva Vittorio Feltri. Una lunga chiacchierata in cui il «guastatore del giornalismo italiano» si è confessato a tutto campo, ritornando sulla vicenda della sua candidatura al Quirinale e non risparmiando bordate a Conte, Mattarella e a tutta la sinistra italiana.

Elena Sempione

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