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Roma, 28 feb – Un altro anno è arrivato e anche questo marzo vedrà andare in onda il Festival di Sanremo. La rassegna si è piegata al politicamente corretto già da qualche anno. Come dimenticarsi, ad esempio, degli artisti saliti sul palco dell’Ariston nell’edizione 2016 con le fascette arcobaleno? Oppure come dimenticarsi quando l’anno scorso Achille Lauro ha interpretato la parte femminile in “Gli Uomini Non Cambiano”?

La realtà dei fatti che è anche il mondo musicale sta seguendo la corsa a capofitto nel politicamente corretto e Lgbt. Il Festival di Sanremo si è accodato a questa onda già da tempo. Forse ancor prima che fosse “di moda”.

L’abuso dell’autotune

Fare musica ed essere intonati vuol dire saper cogliere e riprodurre con la voce un testo sulle stesse note (e/o accordi) della strumentale. Da anni esiste uno strumento, chiamato autotune, nato appunto per correggere questi sbagli. Per fare un esempio pratico, impostandolo sul SOL e cantando in LA (o con qualsiasi altra nota), riporta meccanicamente sul SOL iniziale modificandone la voce. Sia, chiaro, inizialmente è stato creato appunto come strumento di correttura per professionisti e non per ragazzini stonati che ne fanno abuso. Ed è proprio qua la chiave di lettura dell’emblema del fallimento musicale odierno. Sono sempre di più gli artisti (di qualsiasi genere musicale) che ne fanno abuso impostandolo in una nota a caso, o comunque come gli suona meglio ad orecchio, per poi cantare in un’altra chiave. Il risultato poi è il classico effetto che troviamo nei vari brani trap e “moderni”.

Se il Festival di Sanremo celebra la morte della musica

La domanda, sicuramente provocatoria, che sorge spontanea è: ma c’è veramente bisogno di questa finta evoluzione musicale che giorno dopo giorno sta portando la musica verso il collasso più totale?

I suoni, i testi e gli arrangiamenti non sono studiati nella maggior parte dei casi, quindi adatti proprio per chi vuol fare qualcosa senza mettercisi troppo d’impegno. Qualsiasi persona può diventare un artista dei nuovi generi, non servono grandi doti. Fare il musicista significa avere a cuore la materia e metterci ogni giorno impegno e dedizione. Neanche il più formato dei musicisti smetterà mai infatti di studiare e di imparare.

Non si può certo fare di tutta l’erba un fascio: esistono indubbiamente artisti che si differenziano dagli altri. La croce sulla musica la sta mettendo il sistema stesso che sta portando sempre di più i musicisti a produrre brani “per accontentare” la folla piuttosto che a farla emozionare. La pochezza, come in qualsiasi ambito, è sempre dietro l’angolo e sta nell’uomo comune (in questo caso nell’ascoltatore) scovare il giusto ed il buon gusto.

“Senza musica la vita sarebbe un errore”, scrisse Nietzsche. Frase assolutamente vera e condivisibilissima. Viene però da chiedersi se è un discorso che vale anche per la musica d’oggi. E soprattutto, di chi è la vera colpa? Dell’artista che si limita ad accontentare le folle, delle emittenti radio che la vendono come rivoluzionaria o dell’ascoltatore che si limita a non sentire niente di articolato che va oltre alla banalità?

Simone Moroni

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3 Commenti

  1. […] Orietta Berti, come saprete, è a Sanremo dove ha presentato il suo pezzo Quando ti sei innamorato. Ok, non è esattamente il top dell’avanguardia, ma a differenza di altri giovani virgulti, Orietta nostra non ha mai preso una stecca e ancor oggi ha un’estensione notevole. Nel corso di una diretta social ha risposto alla domanda su chi le piacerebbe avere come partner in un duetto dicendo: “Con chi mi piacerebbe fare un duetto? Con la Madame, con Ermal Metal e” dulcis in fundo “con i Naziskin». […]

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