Roma, 28 feb – Nel corso degli scorsi anni la sinistra ha sviluppato parte della propria proposta politica infarcendo di retorica i temi dell’ambientalismo. Dalla proposta della riconversione fino al sogno mai sopito della decrescita felice propagandata dal M5S. E proprio il neonato governo Draghi appare fondarsi nel solco di tali “valori”.



Feticci ideologici

Sulla scia dell’indirizzo di Bruxelles, che per elargire le risorse del Recovery Fund pretende (tra le altre cose) progetti “eco-friendly”, il dibattito politico si è diviso. L’istituzione del “Ministero per la Transizione Ecologica” è stata celebrata da molti come vittoria del buonsenso, capace di allineare l’Italia alle nazioni Ue. Non stupisce l’interesse dei globalisti per iniziative che andrebbero a produrre ulteriore burocrazia: il mondo “verde” ha sempre dimostrato di non interessarsi di imprenditori ed aziende, piuttosto esclusivamente dei propri feticci ideologici e politici.

Tuttavia, è probabile che lo Stato eserciterà pressioni in futuro sul tessuto industriale, al fine di promuovere un’economia verde da par suo insostenibile. Riconvertire le aziende necessita di spese elevate, oltre a violare la libertà d’impresa che non deve adeguarsi ad iniziative meramente ideologiche, non basate su effettiva utilità. Tuttavia, riteniamo doveroso sperare che la destra decida di non accodarsi al cordone dei fans di Greta: per evitare ciò si necessita di comprendere la differenza tra il riconoscere l’importanza dell’ambiente e l’esercitare un’agenda politica.

Un ambientalismo “di destra”: l’uomo e l’ambiente alleati

Nel corso dei decenni passati, contrariamente a quanto credano i più, la tematica dell’ambientalismo ha sempre trovato seguito nel pensiero di destra. Intellettuali e politici come Adriano Romualdi, Pino Rauti e Rutilio Sermonti hanno operato molto in funzione del rispetto reciproco tra uomo e natura. Essi ritenevano l’ambiente e l’uomo non nemici ma alleati, in virtù della necessità di sentire una forte vicinanza verso le proprie radici.

Aggiornando la nostra visione del passato in chiave moderna, potremmo operare in funzione di una vera battaglia ambientalista. Promuovendo un concetto culturale di ambiente, basato sul rispetto della natura quotidiano e non meramente propagandistico, che non leda il lavoro di aziende ed industrie. Sarebbe sbagliato regalare la partita dell’ambiente alla sinistra, finendo tacciati di insensibilità verso il tema e complici di azioni politiche notevolmente dannose per l’economia.

Tommaso Alessandro De Filippo

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. Faccio un esempio terra terra, di propapaganda ambientalista, si criminalizza tanto la plastica la quale si sa deriva dalle scorie di raffinazione del petrolio, bene!, ammettendo che si elimini completamente la plastica e si continui comunque a usare il petrolio, che fine faranno poi queste scorie? in quale altro modo vanno usate o completamente smaltite? nessun ambientalista spinto ne parla e risponde. Forse andrebbero a finire in mare proprio come la plastica, il che ovviamente è peggio.

  2. C’è molto da lavorare e aver voglia di lavorare sulla Natura. Bistrattata, negata, strumentalizzata, fuorché intuita. Ci svegliassimo un po’ mentre gli “altri” sono finiti nelle sabbie mobili, sarebbe davvero utile. Ma la strada è fatta solo di duro studio, lavoro, confronto-scontro e professionalità etica…

Commenta