Foibe Andreini
Il giovane regista Luca Andreini

Bergamo, 26 ott – Continua l’attenzione dei media verso il caso di Luca Andreini, regista diciottenne di Bergamo, finito al centro della cronaca per le minacce ricevute a causa della sua ultima opera teatrale “Rumoroso silenzio”,  che racconta il dramma dell’esodo e delle Foibe.

Il Primato Nazionale è riuscito ad intervistarlo per conoscere di più sulla sua esperienza artistica.

Luca Andreini, da dove è nata l’idea del suo ultimo spettacolo?

Dopo aver portato in scena diversi miei lavori, ho sentito il bisogno di innamorarmi di un contesto storico, in questo caso quello dell’esodo istriano, che rispondeva anche ad un altro mio intento, quello della storia condivisa che ancora non è considerata tale.Subito dopo aver cominciato a scrivere, Cristicchi ha rappresentato a Bergamo “Magazzino 18”, artista che già stimavo e con cui ho avuto modo di parlare dopo lo spettacolo. Da qui la scrittura dell’opera è accelerata, sono stato più volte a Trieste per vedere di persona il Magazzino 18, dove sono accumulate le masserizie degli esuli. Ho avuto modo di studiare la strage anche grazie all’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e l’I.R.C.I che collaboreranno in questo progetto su scala nazionale.

Si aspettava di ricevere minacce parlando delle foibe?

Onestamente no. Sapevo che questa scelta avrebbe potuto comportare critiche ma non mi aspettavo che la situazione potesse degenerare in minacce come quelle che ho ricevuto.

Passando dalla cronaca all’arte, qual è il suo percorso artistico?

Mi sono buttato a capofitto nel teatro a 15 anni, con la fondazione della produzione ed accademia di forme sceniche TNB TEATRO NUOVO DI BERGAMO. Quando ho bisogno di trovare un sorriso ripenso al mio primo spettacolo. Avevo 6 anni, sulle scale a casa della nonna tra i teli per sipario ed arlecchino.
Partiva la musica, allo stereo con astuzia nascosto, e da dietro la mia piccola tana nascevano le ombre.
Ingresso su invito, 2 euro, senza sconti. Nemmeno ai padroni di casa.
Dite che vale se lo inserisco in curriculum?
Speriamo di si. All’inizio è stata dura, non è facile farsi prendere sul serio quando si è così giovani. Ho cominciato facendo gavetta, facendo da regista, sceneggiatore e attore, esibendomi con il mio gruppo “Teatro Nuovo Bergamo” ad ogni occasione possibile, cercando ed educando quello che è diventato il nostro pubblico. A livello artistico apprezzo molto il cantautorato italiano, come L. Battisti, De André e Jannacci, mentre in letteratura e teatro preferisco Filippo Timi, Pasolini, Leopardi e Baricco, con quell’analisi sulla superficialità che sposo e che ha un qualcosa di rivoluzionario, credo alle rivoluzioni.

Riguardo al suo ruolo di regista invece?

Premetto che odio essere chiamato giovane regista, non lo sono, sto solo iniziando a studiare nonostante la precoce esperienza. Sono giovane si, ma quando si lavora mi sento un adulto. Quando agisco su un’opera, trovo che la parte piuù affascinante sia quella precedente alla messa in scena, in cui bisogna curare la psicologia degli attori/personaggi, la parte drammaturgica e unire al tutto la danza, quella della poesia. La linfa vitale che nutro parte da una necessità spassionata di essere ascoltato e di dare voce. Per quanto riguarda il mio lavoro di regista, metto al centro delle mie opere il racconto del desiderio ed il bisogno di soddisfarlo. Nella preparazione do molta importanza agli attori puntando a farli “reagire” e non recitare quando sono sul palco. Penso che il teatro contemporaneo venga in ausilio alle mie idee e con logiche a me a volte ancora nascoste. Inoltre apprezzo e utilizzo molto la semplicità nelle scenografie e dedico un’attenzione particolare alla luce, che non è un mero “oggetto” in scena ma ha valore descrittivo e simbolico.

Cosa ne pensa della cultura in generale e del teatro a Bergamo?

Bergamo ha tante realtà associative e molte iniziative culturali, anche di un certo calibro. Sfortunatamente, per quanto riguarda il teatro, alcuni gruppi faticano ad accettare la critica in senso generale, mentre altri, per una sorta di purezza artistica, si mantengono di nicchia e non riescono a far diventare del teatro il proprio lavoro. Sono sensibile al lavoro altrui ma noto troppa puzza sotto al naso e futile invidia nei confronti di chi vuole emergere, così anche nei confronti del nostro operato. Il collaboriamo insieme e condividiamo è solo un motto fittizio di alcune realtà moraliste e belle che schifano la nostra idea di teatro abbinata ad una filosofia di “imprenditoria teatrale” che viaggi di pari passo all’arte e che, con i tempi che corrono, serve per riempire le sale e non solo. A Bergamo il problema forse principale è la troppa faziosità politica di alcuni enti, cosa che può limitare l’accesso solo ai simpatizzanti di certe idee politiche.

In chiusura, potrebbe raccontarci quanto le è capitato da quando ha cominciato a preparare “Rumoroso silenzio”?

Non racconto con piacere ciò che ancora sta succedendo e riassumo tutto in poche parole: vili e ignoranti minacce hanno colpito me in prima persona, la mia abitazione ed il mio gruppo attraverso scritte sui muri, biglietti sulla porta di casa, mappe con i miei spostamenti e tanti brutti episodi che a raccontarli non sembrerebbero nemmeno veri, per lo più a spettacolo ancora in fase di preparazione. Minacce di morte che non hanno toccato il cuore dello spettacolo, un “Rumoroso silenzio” che senza presunzione continua a battere nascosto, in sala prove tra gli occhi innamorati degli attori, mentre le forze dell’ordine competenti ci danno una maggiore serenità. Gestire da organizzatore questa situazione è stato complicato, la pressione mediatica è tanta ma sono e siamo consapevoli di poterla giostrare a nostro favore, un attenzione che non meritiamo noi ma merita il tema, il teatro quello vero, oltre ad ogni idea o futile strumentazione.
Diciamocelo, qui davanti ad un caffé: parlare di Foibe resta un tabù, a maggior ragione perché non avere la presunzione di sfatarlo?

Bruno Balestra

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Commenti

commenti

2 Commenti

  1. Ciao ho passato i 40 da un po’ ….da diversi mesi sto studiando la storia per davvero e se oggi potessi incontrare i miei vecchi professori di scuola ….non li chiamarei più tali
    Ergo mi inchino ad un giovane come te che dimostra di essere un grande andando incontro a dei rischi pur di raccontare alcune verità’ scomode
    Hai tutta la mia solidarietà’

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