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Grosseto, 4 dic – Un’antica nave romana “riemerge” dai fondali di Follonica. Da migliaia di anni la costa maremmana costituisce un porto importante per le vie di commercio delle imbarcazioni, tanto nel Mar Tirreno quanto per l’intero Mediterraneo. Zona ricca di risorse naturali e metallifere, dagli Etruschi ai Sardi delle antiche civiltà nuragiche, da Greci, Fenici e Romani fino ai giorni nostri, l’Etruria e i suoi golfi incantati hanno sempre rappresentato un’approdo fondamentale per le tratte navali.

Nel giugno scorso un bagnante follonichese intento a praticare snorkeling aveva scoperto un’antica anfora di epoca romana nel mare di Follonica, proprio in prossimità degli scogli artificiali a pochi metri dalla frequentatissima spiaggia a ridosso del centro cittadino. In seguito a questa scoperta si era allora attivata una equipe archeologica supportata dalla Tenenza GdF di Follonica per approfondire le ricerche subacquee nella zona e verificare se ci potessero essere altri preziosi reperti.

Follonica, uno scrigno di tesori

Essendo io un assiduo frequentatore della zona, per tutta l’estate ho potuto vedere il grande lavoro delle imbarcazioni della Guardia di Finanza del Reparto operativo areonavale di Livorno, quotidianamente impegnate nelle ricerche con i sommozzatori e gli esperti della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Grosseto – Siena – Arezzo. Giusto una settimana fa, mentre correvo sulla spiaggia in questo ennesimo lockdown, ho visto i ricercatori subacquei portare a galla alcuni oggetti che però, a distanza, non capivo cosa fossero.

Grazie ai cospicui finanziamenti ottenuti dal direttore di settore Andrea Muzzi, su un capitolo di spesa dedicato espressamente a indagini e attività finalizzate alla tutela delle aree e delle zone di interesse archeologico, con un vasto intervento di scavi subacquei, oggi il Golfo di Follonica riporta alla luce i resti del relitto marino di una antica nave romana con parte del suo carico di anfore e diversi altri reperti ad essa collegati. Sperando che mareggiate e “tombaroli” del mare abbiano lasciato ancora qualche straordinario oggetto da riportare in superficie, si dovrà ora capire in quale museo verranno destinati questi reperti. Se al museo comunale di Follonica, assai scarno di attrazioni archeologiche, al vicino MAPS (Museo archeologico di Portus Scabris a Scarlino), o ai più grandi musei provinciali di Grosseto e Piombino.

Non solo navi romane

Le ampie ricerche degli archeologi della ASPS, GdF e diving Feel Dive di Scarlino, hanno  però portato anche ad un’altra scoperta non meno importante: un secondo relitto di una nave mercantile del 1700 che, come la sorella di epoca romana, probabilmente naufragò a causa del basso fondale in quei punti.

“Il finanziamento stanziato – ha dichiarato stamani alla stampa il Tenente Colonnello De Pierno – ha interessato una fase di studio preliminare, successivamente il sito è stato coperto. In prima battuta abbiamo aperto il sito con soffianti subacquei e parallelamente c’è stata l’aspirazione della sabbia per recuperare i frammenti che potrebbero essere sottratti da coloro che hanno scopi meramente economici. La stratificazione è stata analizzata attraverso sonde che sono penetrate nel fondale e ci hanno permesso di scoprire il relitto più datato, quello di epoca romana. Successivamente il sito è stato geo-localizzato, censito e mappato, per poi essere ricoperto con teli speciali e sabbia adatti alla preservazione e alla prosecuzione dell’habitat marino. Questi siti saranno utilizzati per lo studio da parte biologi, archeologi e storici. Stiamo parlando di ritrovamenti che ci aiutano a mettere quei tasselli necessari per ricostruire al meglio la storia della nostra marineria”.

Andrea Bonazza 

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