È facile accostare il termine «accelerazionismo» agli autori che nell’ultimo ventennio hanno contribuito a diffondere tale concetto. Va subito detto che non esiste alcuna ortodossia o dogmatica a riguardo, e dunque nessuno è obbligato a seguire acriticamente quanto detto e scritto da altri. Il concetto di accelerazionismo descrive un processo di trasformazione epocale che ha tra le sue caratteristiche quello della velocità. La velocità non è però il tratto fondamentale dell’accelerazionismo: il suo tratto decisivo è la proiezione radicale verso l’avvenire. Cosa poi il futuro riservi, è oggetto di dibattito tra le varie correnti accelerazioniste.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di ottobre 2022

Accelerazionismo e pensiero eretico

Non è sterile esercizio teorico il tentativo di tracciare un percorso alternativo a quelli sin qui battuti dai principali autori della corrente accelerazionista. È necessario infatti comprendere il proprio tempo non tanto per tentare un distacco edenico dai processi disgregativi e inquietanti in corso, quanto per tentare di innestare nel corso stesso degli eventi, e secondo le opportunità del momento, un qualche fattore di cambiamento e redirezionamento. Si tratta cioè di domandarsi se sia possibile un pensiero eretico rispetto a tutte le cattedrali di pensiero oggi prevalenti e se esso possa avere un avvenire.

Filosofia cyberpunk

L’accelerazionismo non è una scuola monolitica, ma si è comunque originata dallo stimolo fondamentale dato dal filosofo inglese Nick Land. Il mix di filosofia teoretica, cyberpunk e orrori lovecraftiani spinge il suo modo di scrivere a una disumanizzazione del discorso attraverso una sorta di espressività macchinica. La scrittura landiana è spesso di difficile comprensione e complessivamente il suo discorso filosofico resta piuttosto involuto e frammentario. È però stimolante la tesi fondamentale secondo cui il capitalismo è l’unico sistema rimasto e non può essere superato se non attraversandolo. Nick Land si richiama esplicitamente a Marx e Deleuze-Guattari quando afferma che il solo modo di vedere la fine del capitalismo è percorrere fino alla fine il processo.

Ma questo processo non ha alcunché di rassicurante e, anzi, finisce per distruggere lo stesso uomo che l’ha avviato e programmato. Land infatti immagina un mondo governato dalle macchine, da ribollenti potenze ctonie, che in un andamento antropofago finiscono col marginalizzare la specie umana, impiegandola come mezzo per il continuo sviluppo del sistema. La fine del capitalismo coincide con la fine dell’uomo e la ripetizione in loop di schemi produttivi automatizzati. L’algoritmo fagocita la vita. Con le sue parole: «La rivoluzione macchinica deve dunque andare nella direzione opposta alla regolazione socialista: insistere per una ancor più disinibita mercatizzazione dei processi che stanno sfaldando il campo sociale, “ancor più lontano” con il “movimento del mercato, della decodificazione e della deterritorializzazione”».

Marx scopre la velocità

Dal punto di vista politico, Nick Land si è recentemente collocato in un ambito molto vicino a quello dell’anarco-liberismo. Nel suo saggio L’illuminismo oscuro infatti sembra prefigurare un mondo in cui non sono più gli Stati nazionali a governare, ma delle compagnie private create sulla base di interessi privati e pagate per garantirli. Il filosofo neomarxista Mark Fisher, accelerazionista di sinistra, si colloca su una prospettiva molto diversa. Mentre la sua descrizione del capitalismo è sostanzialmente affine a quella di Nick Land, le conclusioni sono diametralmente opposte e il suo intento è quello di…

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