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Roma, 24 ott – Le contestazioni della reale ebraicità di Gesù di Nazareth si perdono nella notte dei tempi: da Celso che riprende la leggenda del Cristo figlio del legionario romano Pantera fino ad Alfred Rosenberg e al suo «cristianesimo positivo». Di storicamente attendibile c’è poco o nulla, anche se il tentativo è interessante come operazione metapolitica. Si tratta di quella che Giorgio Locchi definì «strategia wagneriana», concorrente con la «strategia nietzscheana»: se con la seconda si intende combattere il cristianesimo frontalmente, indicandolo come nemico principale, con la prima si cerca invece di «svuotare» dei significati biblici il significante cattolico, per riempirlo di nuovi contenuti. Siamo, per l’appunto, nell’ambito di una Kulturkampf spirituale e non più in quello della ricerca storica con pretese di obiettività.

Ellenismo e cristianesimo

È con questo spirito che andrebbe letto il pamphlet appena tradotto da Settimo Sigillo, Ellenismo e cristianesimo, di Paul Le Cour. Il nome di questo autore, nato nel 1871 e morto nel 1954, sarà forse familiare ai lettori di René Guénon. I due erano concittadini, entrambi nati a Blois, e si ritroveranno più volte a polemizzare sui fogli del tradizionalismo transalpino. Guénon usava scrivere il nome dell’avversario tutto in minuscolo, paul le cour (in Belgio, «cour» è anche il nome della toilette, ma non crediamo che fosse questa allusione triviale che l’autore tradizionalista aveva in mente). Al centro della curiosità di Le Cour c’era il mito atlantideo. Nel 1926 aveva fondato una Société d’études atlantéennes con Roger Dévigne, che pubblicava anche una rivista, Études atlantéennes. Ma già nel 1927 lasciò il gruppo e creò Atlantis, nome di una nuova associazione e di una rivista omonima.

Gesù Cristo di origine celtica?

Hellénisme et christianisme è un testo del 1943 (il periodo, va da sé, non è esattamente innocente). L’autore francese vi esprime la sua idea di un cristianesimo originario di matrice sostanzialmente greca e di un Cristo di origine celtica. La radice giudaica della religione cristiana sarebbe quindi inesistente, frutto di una corruzione dell’identità originaria del messaggio di Cristo. E quando, in Matteo, Gesù afferma: «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento. Perché in verità vi dico: finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto»? Per Le Cour «si tratta senza dubbio di un’interpolazione come ce n’erano molte nei Vangeli». Un metodo con cui, lo si capisce bene, si può dimostrare qualsiasi cosa.

Qualche interesse in più lo suscitano le speculazioni linguistiche sul nome della Galilea, che nella sua radice richiama la radice gal ricorrente nel mondo celtico per designare terre e popolazioni. Certamente la presenza di popolazioni non semite nel Medio Oriente antico è attestata e meriterebbe ulteriori approfondimenti, peraltro non facilissimi perché le relative ricerche si scontrano con gli evidenti interessi politici delle potenze dominanti nell’area. Da qui a riscrivere la biografia di Yehosua da Nazareth per farne un «ariano», tuttavia, ce ne passa.

Un libro come Ellenismo e cristianesimo resta non di meno interessante come capitolo della storia delle idee, nella misura in cui esprime, come detto, una tensione spirituale più volta manifestatasi nel corso dei secoli e volta alla annessione culturale di un patrimonio religioso avvertito come affine ed estraneo allo stesso tempo. L’accuratezza filologica, però, è un’altra cosa.

Adriano Scianca

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5 Commenti

  1. Quindi Joshua l’ EBREO …. sarebbe in realtà un Túatha Dé Danann ???
    Magari un Druido ???

    LOL LOL LOL !!!!

    A parte che NON esistono prove storiche dell’ esistenza di Joshua …. essendo i testi su di lui TUTTI opera di suoi seguaci ….
    ma ve lo vedete un Galata bambino entrare in una sinagoga e discutere coi rabbini ???? (dagli Evanghelos …)

    A 33 anni manco ci arrivava ….

    sarebbe come se uno entrasse in una moschea con ai piedi gli anfibi o
    lucenti stivali !!!!! già …. finiva LAPIDATO …..

    Suggestiva l’ idea che un personaggio così famoso fosse uno di noi ….
    ma, in quel caso la CROCE NON sarebbe un PATIBULUM …. ma una rappresentazione del (DIO) SOLE e delle stagioni .

  2. Ah dimenticavo …. quindi nel presepe , alla luce di queste novità ,metteremo Madonnix Giuseppix e Gesuix ….. e ,,, sopra la capanna ,
    al posto dell’ Angelo , un BARDO con arpa CELTICA .

    Ma pensa te , neppure El-papa-Pampero potrebbe spararla così grossa …. Joshua NON Galileo ma Galata !

    perchè NON

    GALiziano
    GALlipolino
    GALlese

  3. Tolgo ogni dubbio a riguardo:

    Matteo 15:24 Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele».

    Matteo 10: 5 Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti:
    «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. […]
    14 Se qualcuno (degli Israeliti) poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. 15 In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città.

  4. Sulla base delle mie letture – in verita’ non tutte “ortodosse” – concordo con ‘SergioM’ sia quando esprime che non vi sono prove attestate dell’esistenza di un Gesu’ di Nazareth (tranne un paio di scarne citazioni in non ricordo quali storiografi) che quando afferma che i testi sul Nazareno sono opera dei suoi seguaci (se ben ricordo, le prime testimonianze scritte sulla di lui vita e predicazione risalgono a circa un secolo dopo la crocifissione)… oltretutto, i primissimi destinatari della predicazione non erano certo un circolo di Professori universitari… aggiungo che – in generale – le nostre attuali Sacre Scritture sono una traduzione in Italiano di una traduzione in Latino di una traduzione in Greco di una scrittura in Aramaico…

    Nello specifico, per quanto riguarda l’articolo di A. Scianca, direi che sia irrilevante l’origine (l’etnia) del Cristo, soprattutto in considerazione del suo strabiliante successo dovuto forse alla speranza in qualcosa oltre la vita che lui dava a chi lo ascoltava e che invece mancava nella ‘Weltanschauung’ Greco-Romana dell’epoca…

    Rimane il fatto, e conchiudo, che il Cristianesimo (non il Cattolicesimo!) ha di fatto permeato tutta (TUTTA) la storia della grande Civilta’ Occidentale (e penso, per esempio, al Franco Karl der Große, al Patriarca Michael I Keroularios, all’Agostiniano Martin Luther od all’Americano “In God We Trust”) dall’anno 0 ad oggi…

    Ringrazio per l’attenzione

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