Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 4 nov – Già l’anno scorso, il centenario della vittoria nella Grande Guerra è passato praticamente sotto silenzio. Di più: invece di onorare i soldati che combatterono la «Quarta guerra d’indipendenza», il presidente della Repubblica Sergio Mattarella pensò bene di attaccare il «nazionalismo», insultando così la memoria dei caduti. Non mancò neanche chi disseppellì l’orripilante definizione di «inutile strage», come se l’italianità di Trento e Trieste non fosse poi così importante. Ora, invece, stiamo assistendo alla follia collettiva dei globalisti che hanno lanciato la loro campagna liberticida contro il cosiddetto «odio». Ecco, il punto è questo: quando i fanti di Vittorio Veneto diedero l’assalto alle trincee austriache, non è che fossero esattamente pervasi da sentimenti d’amore…

Gli stupri degli austriaci

In ogni guerra, del resto, odio e amore sono strettamente legati. Nel caso del primo conflitto mondiale, l’amore per la nazione non si poteva dissociare dall’odio per il nemico invasore. Tanto più se il nemico si era macchiato dei crimini più atroci. Per rendere l’idea, nell’immediato dopoguerra fu istituita una commissione d’inchiesta ad hoc. Il risultato fu la pubblicazione delle Relazioni della Reale Commissione d’inchiesta sulle violazioni dei diritti delle genti commesse dal nemico che constava di ben sette volumi, usciti fra il 1920 e il 1921. Uno di questi volumi, il quarto, si intitolava L’occupazione delle provincie invase, un cui capitolo era dedicato ai Delitti contro l’onore femminile: in sostanza vi erano registrati tutti i casi accertati di stupro che le truppe austriache avevano commesso sulle nostre donne. Senza contare i casi in cui le vittime avevano taciuto per vergogna, non era raro che le violenze sessuali fossero accompagnate da indicibili angherie: torture, umiliazioni, uccisioni sommarie di familiari precedentemente costretti ad assistere allo stupro e così via. È pertanto più che comprensibile che i nostri soldati avessero maturato un certo odio verso un nemico che si era comportato in maniera così indegna.

L’eredità di Vittorio Veneto

Insomma, noi dovremmo essere grati ai fanti che, nella battaglia di Vittorio Veneto, spezzarono l’ultima resistenza di un esercito che aveva commesso tali crimini. Fanti che, tra i più atroci patimenti, avevano trascorso quattro anni in trincea per rendere all’Italia le terre irredente, cioè ancora sotto giogo austriaco. Oggi, al contrario, c’è da giurare che il ministero della Verità metterebbe in croce gli eroi che versarono il sangue per la propria nazione. E che, per non farsi mancare nulla, Facebook li bannerebbe per diffusione di odio e idee nazionaliste. È così che va il mondo: cent’anni fa si istituivano commissioni sui crimini degli invasori; oggi, invece, si fanno le commissioni per dare la caccia a chi insulta la Boldrini.

Valerio Benedetti

2 Commenti

  1. Nell’ immagine gli Austriaci sembrano marocchini ….. e l’ odio contro di loro sa più di
    interessi “Sabaudi” …..

    Ho appena messo su WhatsApp le foto dei miei nonni , entrambi combattenti nella I guerra ,
    Onore a loro , hanno fatto il loro dovere per la PATRIA , senza odiare i quasi cugini che stavano
    dalla parte opposta del confine …. e anche i “nemici” pensavano MORS TUA VITA MEA .

    La guerra non fu decisa dai popoli , nemmeno dai soldati , purtroppo i politici Lombardo/Veneti preferirono i BRUTTI savoia a Franz e Sissi (esteticamente una strana scelta) .
    ma l’ ESERCITO non fa politica (anche oggi …..purtroppo!) si va all’ assalto , si vince o si muor !
    l’ ESERCITO è la NAZIONE .Ho servito anch’io la PATRIA in armi .

    Ma vi ricordo che , non oggi ma già allora , i nonni, tornati a casa, trovarono IMBOSCATI catto-comunisti che sputarono loro addosso per aver combattuto !

    Da cosa credete siano nati i Fasci di Combattimento ? I primi ad incazzarsi furono gli Arditi …..
    poi il resto dei “Cavalieri di Vittorio Veneto” , alla Marcia su ROMA parteciparono ex-soldati
    + giovani idealisti .

    Ovvio che le merde oggi al potere rinneghino chi combattè allora per l’ ITALIA ……
    discendono dai vili che NON entrarono nelle Forze Armate !

  2. […] Milano, 5 nov – “Quando lo Stato si prepara ad assassinare si fa chiamare Patria”. La frase è attribuita allo scrittore e drammaturgo svizzero Friedrich Dürrenmatt e un tizio, che ricopre la carica di assessore a Paullo, in provincia di Milano, ha pensato bene di riproporla in un post, corredato di foto con un soldato morto sul filo spinato, il 4 novembre, giorno in cui (non) si celebra la Vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale. […]

Commenta