Qualche settimana fa, precisamente il 22 maggio, è morto di infarto Hakim Bey, un nome che per chi ha più di trent’anni non sarà del tutto nuovo. Poeta, saggista, teorico: Hakim Bey è stato quasi tutto e il contrario di tutto, ma in particolare è noto – specialmente in Italia – per aver scritto il testo T.A.Z. Zone Temporaneamente Autonome, col quale non solo è riuscito a diventare un grandissimo nome della cultura underground anarcoide, ma anche a essere tra i pochi autori di quel pianeta a diventare conosciuto persino nel mondo mainstream.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di settembre 2022

Un libro di successo

Senza entrare troppo nel dettaglio biografico diciamo che la vita dell’autore è stata piuttosto atipica anche rispetto al mondo anarchico al quale afferisce (che pure è un ambientino piuttosto variegato, come potete immaginare). Nato nel 1945, ha vissuto per diversi anni tra India, Pakistan e Iran (prima della rivoluzione sciita). Conosce il pensiero di Guénon ed entra in contatto con riflessioni legate all’esoterismo islamico e alle eresie induiste. In qualche modo la sua peculiare visione di queste categorie «tradizionali» tornerà nel suo sistema filosofico, che egli ha definito «anarchismo ontologico» tramite reinterpretazioni che a molti potranno comunque sembrare stiracchiate ed eccessive.

Il suo testo T.A.Z. Zone Temporaneamente Autonome (1991) – in cui sostanzialmente si tenta di proporre questi momenti di «insurrezione-non controllo da parte del potere» come istanti di libertà nella rete sempre più stretta del potere – conosce un grande successo e viene spesso citato nel mondo dei rave e dei centri sociali. Hakim viene conosciuto dal grande pubblico per queste riflessioni, per lo scetticismo che mostra nei confronti del termine «rivoluzione» a cui preferisce il termine «insurrezione», mentre vengono tendenzialmente dimenticate altre sue proposte in cui prova a essere più propositivo e meno disimpegnato.

La parola Taz è tornata in auge durante le manifestazioni antifa americane degli anni passati, in particolare facendo riferimento alla Chaz, ovvero la Capitol Hill autonomous zone creata dagli antifa a Seattle nel 2020 durante le proteste legate alla morte di George Floyd.

Hakim Bey: una voce fuori dal coro

Ma cosa ha reso Hakim così famoso e così importante nella controcultura degli ultimi trent’anni? La produzione di questo autore ha fatto scuola o si tratta solo di un libro particolarmente fortunato? In realtà è difficile sottostimare l’impatto di Hakim Bey, che ha modificato l’ambiente anarchico a tal punto da poter affermare che – piaccia o non piaccia – esiste un prima e un dopo Hakim Bey.

Pensiamo ad esempio all’Italia: il mondo anarchico degli anni Ottanta e Novanta viveva una fase calante, schiacciato da una sinistra ben più performante e organizzata (ci riferiamo soprattutto al mondo degli autonomi). Si trattava di una realtà che portava con sé un passato importante, ma che non riusciva a trovare una chiave per attualizzarsi e interfacciarsi col mondo, ritrovandosi sostanzialmente chiusa in sé stessa e incapace, in particolare, di comunicare con le nuove generazioni. L’influenza di Hakim Bey rivoluziona la mitologia e l’estetica di questo mondo, ancora legato a un ateismo quasi ottocentesco, con poca capacità di interessare i giovani. Si torna a parlare di religione, si abbandonano le vecchie, noiose riunioni in favore dei rave, si diffonde un’estetica cyberpunk estremamente più funzionale e al passo coi tempi.

Tuttavia, l’autore – come ogni autore importante e dalla produzione abbastanza ricca da avere una propria evoluzione – è spesso poco approfondito: per i suoi fan è stato il teorico cyberpunk del terrorismo poetico, dell’anarchia ontologica, mentre per i suoi detrattori è stato un pedofilo (per alcune sue controverse posizioni prese sul tema in alcuni articoli della prima metà della sua carriera), o addirittura un fascista. Come possa diventare fascista un autore come Hakim Bey richiede un certo sforzo di immaginazione, e forse un certo grado di cattiva fede: elementi presenti entrambi in grande quantità nell’area di estrema sinistra.

Fascista immaginario

Il suo secondo testo «politico» dopo T.A.Z. è Millenium: Jihad contro la politica (1996). Qui l’autore prova ad andare oltre all’approccio un po’ smobilitante delle zone territorialmente autonome, proponendo un paradigma un più propositivo e impegnato. Tanto è bastato per essere dimenticato dai suoi fan – che forse non vedevano in T.A.Z. nient’altro che la scusa per poter ammantare i rave di una vaga patina rivoluzionaria – o addirittura odiato. Odiato perché in questo volume Hakim afferma che l’idea di…

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1 commento

  1. Non sapevo proprio fosse morto lo scorso maggio, personaggio per certi versi interessante quanto sinistro, in Italia venne introdotto da Elemire Zolla ed il circuito degli “Adelphi della dissoluzione” per dirla alla Blondet, insomma esoterismo con forte accento antinomista… Lessi tutti i suoi testi(al contrario di quegli anarchici che parlano di TAZ senza aver letto una riga dei suoi libri) e il più interessante è sicuramente Millennium, che per certi versi potrebbe essere ancora attuale e in effetti è un testo che un pò come “Cavalcare la tigre” di Evola propone diciamo una “via” per affrontare la fine di questo ciclo di manifestazione… I problemi riguardo la figura di Peter Lamborn Wilson però sono altri, ma diciamo che sarebbe sconveniente parlarne qui, comunque riassumendo e per usare una nota categoria Guenoniana potremmo affermare tranquillamente che Hakim Bey sia stato un “Contro-Iniziato” di buonissimo livello…

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