Anche Dominique Venner ha i suoi Quaderni neri. Proprio come accaduto con Martin Heidegger, infatti, dopo la morte dello storico francese, che si è sacrificato il 21 maggio 2013 a Notre-Dame, sono venuti alla luce dei quaderni di appunti inediti, con annotazioni dell’autore su letture, ricordi personali, riflessioni sull’attualità. Si tratta di una trentina di quaderni a quadretti, scritti a mano da Venner dal 1973 alla vigilia della sua morte. Sono i Carnets rebelles, di cui è appena uscito il primo volume, edito da La nouvelle librairie. Il libro raccoglie i quaderni numero 2, 3 e 4, scritti rispettivamente nel 1982, nel 1987 e nel 1991 (il primo quaderno, risalente al 1973, è composto interamente da un florilegio di citazioni, che la casa editrice ha ritenuto di non pubblicare per le complicazioni dovute ai diritti d’autore delle opere citate). Come il lettore noterà, lo stile di Venner è tipicamente diaristico, con annotazioni più organiche che si alternano con citazioni o aforismi fugaci. Pubblichiamo qui, per gentile concessione della casa editrice, alcuni estratti del secondo quaderno.



Ritratto del dissidente (di D. Venner)

Ciò che fondamentalmente sono. In stato intimo di rifiuto assoluto rispetto ai «valori» dominanti, ai riferimenti, i miti e i simboli della società francese e occidentale della mia epoca. Rifiuto dell’enorme truffa, della democrazia, dei diritti dell’uomo, dell’antirazzismo, del 14 luglio, di Marianne, di Gesù e del resto. Dei comportamenti borghesi, del conservatorismo provinciale, dello snobismo, del modernismo, della bruttezza ambientale. Ero già un dissidente a 8 anni, all’epoca di Stalingrado. Lo sono restato a 14 anni contro la mia famiglia e i prof, lo ero nell’esercito decadente della guerra d’Algeria e nella Francia di quei tempi, ma anche a confronto dei «nazionali». Lo sono sempre, of course, ivi compreso con i miei buoni amici normanni.

La dissidenza può condurre alla rivolta, al martirio o all’indifferenza e alla disinvoltura, a impegnarsi o a togliere le proprie fiches dal tavolo, a Drieu, a Morand, a Nimier. Un tale saggio [si tratta degli appunti preparatori per quello che poi diventerà Cœur rebelle] in parte introspettivo darebbe una coerenza introspettiva alla mia azione e alla mia opera. I proscritti del Baltico, i sudisti o i cultori delle armi (a modo loro) sono dei dissidenti.

Questi estratti degli appunti di Venner sono stati pubblicati sul Primato Nazionale di novembre 2021

Aver consacrato tanti anni a un argomento marginale (le armi), che suscita allo stesso tempo repulsione e fascinazione, mostra una certa tendenza alla provocazione. Bisogna d’altronde che io affronti infine questo argomento e che cessi di presentarlo come minore e di scarso interesse. Non posso valorizzarmi agli occhi degli altri se non vi accordo io stesso valore e se non cesso di nutrire una sorta di complesso di inferiorità qualitativo.

Bene nella propria pelle, male nel proprio tempo – Disincanto alla Déon – Ironia beffarda alla Nimier. Il dissidente non è necessariamente un rivoltoso. La sua insurrezione è prima di tutto mentale ed estetica. Essa lo mette necessariamente ai margini. Egli non può non rifiutare. Egli non cerca alcuna «efficacia». La sua dissidenza può…

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