«Il governo del nostro Paese viene amministrato dal tennō che venera gli spiriti dei suoi Antenati e che, in qualità di divinità manifesta, guida il suo popolo. Coloro che governano, avendo ricevuto in dono il Grande Augusto Spirito, devono consacrare ogni loro azione. Per questo il governo del nostro Paese è un’impresa sacra, non un affare riservato». Certo, leggere di concezioni che vedono il governo di una nazione come una missione da compiere per realizzare qualcosa di sacro, e che condannano la politica come affarismo privato, sembra quasi fuori tempo all’indomani dell’ignobile spettacolo offerto dalle vicende parlamentari italiane. E forse è proprio tutto il testo ad essere «fuori tempo», ma questo è in fondo proprio il suo scopo. Parliamo del Kokutai no Hongi, libro nipponico del 1937 pubblicato per la prima volta in Italia da Idrovolante edizioni; una pubblicazione resa possibile dal lavoro del diplomatico e console Federico Lorenzo Ramaioli – che ne ha curato l’edizione e redatto una importantissima prefazione che spiega, contestualizza e introduce il testo – e a Daniela Errico, che lo ha tradotto per la prima volta in italiano.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di marzo 2022

Lo spirito del popolo

Considerato un volume propagandistico del Giappone «fascista» del periodo Showa e addirittura vietato dagli occupanti americani fin dal dicembre 1945, perché considerato fortemente pericoloso e ispiratore di tutto il sentimento spirituale e politico che aveva condotto il Giappone alla guerra, il testo fa in realtà molto più che propaganda. E la traduzione del titolo Kokutai no Hongi nell’edizione italiana è piuttosto esplicativa: L’essenza del Giappone. La parola contenuta nel titolo, kokutai, come ci spiega Ramaioli, è in realtà intraducibile. Composta da due termini che letteralmente vorrebbero dire «struttura della nazione», in realtà non ha nulla a che vedere con l’organizzazione politica o l’architettura istituzionale dello Stato, per cui invece si usa il termine seitai. E mentre il seitai è qualcosa che può mutare e adattarsi alle trasformazioni sociali, politiche ed economiche o alle contingenze storiche, il kokutai è qualcosa di immutabile. È, appunto, l’essenza del popolo giapponese e della sua nazione, il nucleo spirituale e ancestrale che lega i cittadini ai propri antenati e ai propri discendenti, il nesso di civiltà che lega il popolo alla sua terra e ai suoi dèi.

Come nacque il Kokutai no Hongi

Il testo fu ordinato dall’allora primo ministro nipponico, il principe Fumimaro Konoe (firmatario del famoso Patto tripartito Roma-Berlino-Tokyo), a un comitato dei più illustri maestri intellettuali e spirituali della nazione. Fu pubblicato nel marzo del 1937, distribuito in milioni di copie in tutte le città e diffuso in tutte le scuole dal ministero dell’Educazione. Si era allora in un periodo di grandi rivoluzioni e assestamenti all’interno del Giappone. Dopo il periodo fortemente rivoluzionario inaugurato dalla restaurazione Meiji a partire dal 1869, vi era stato il rallentamento dell’era Taisho. Una volta salito al trono Hirohito, l’era Showa si caratterizzò per una nuova accelerazione, affiancata da un crescente militarismo e nazionalismo, con un nucleo politico che guardava con sempre maggiore interesse ai movimenti fascisti europei.

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Ma come era già avvenuto nell’era Meiji, la corsa alla modernizzazione e l’ingresso di idee occidentali avevano creato una spaccatura tra un’ala più marcatamente burocratica e militarista e un’ala più rivoluzionaria, radicale, che voleva portare il Giappone dal Medioevo al mondo moderno senza però tradirne lo spirito ancestrale. Da qui la necessità, sentita dal principe ministro come dal suo entourage più stretto (tra tutti il ministro degli Esteri Yōsuke Matsuoka, diplomatico e fautore della creazione della «grande area di prosperità dell’Asia orientale», cardine di una nuova politica panasiatista su modello imperiale), di redigere il volume che presentasse appunto il kokutai immutabile del Giappone.

Rivolta contro l’Occidente

Centrale è la critica alle concezioni filosofiche e politiche occidentali, che da quasi un secolo avevano iniziato a circolare anche in Giappone, con alterne fortune. Due le critiche principali: all’individualismo, inteso anche come nucleo da cui sarebbero nati il liberalismo, il capitalismo e il comunismo, come concezione della difesa e promozione dei propri interessi individuali, siano essi economici, politici, sociali o anche diritti; e la concezione dello Stato come contratto sociale, come patto contingente tra diverse anime o diversi partiti che cercano di trovare un accordo tra i propri interessi in contrasto. A tutto questo viene contrapposta un’idea di nazione come entità spirituale, come «impresa sacra» da realizzare, appunto. Una missione da compiere per la…

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