Roma, 19 gen – Da maestro misconosciuto a punto di riferimento europeo. Il destino della ricezione di Giorgio Locchi nell’ambiente non conforme è singolare. Fino a dieci, quindici anni fa, il nome dell’intellettuale era confinato al ricordo di quanti lo avevano personalmente conosciuto. Una minoranza ultra qualificata, ma decisamente rarefatta. Poi, una serie di iniziative editoriali hanno invertito completamente. Solo per restare alle uscite più recenti, pensiamo al fondamentale studio di Giovanni Damiano su Il pensiero dell’origine in Giorgio Locchi (Altaforte), alla ristampa del capolavoro Wagner, Nietzsche e il mito sovrumanista (Passaggio al bosco), nonché alla traduzione di quest’ultimo e della raccolta Definizioni in francese, sotto il prestigioso patrocinio dell’Institut Iliade. Ora, un altro tassello si aggiunge al mosaico: esce infatti per i tipi di Altaforte L’essenza del Fascismo, ristampa dell’introvabile libretto del 1981, arricchita da un ulteriore testo di Locchi e da due saggi di Philippe Baillet e Adriano Scianca.

Le rivoluzioni nazionali del Novecento viste da Giorgio Locchi

Il libro intende gettare uno sguardo originale sulle rivoluzioni nazionali della prima metà del Novecento, contestando le interpretazioni storiografiche più faziose o fuorvianti. In particolare, il saggio di Locchi intendeva smorzare gli entusiasmi della destra successivi alla Intervista sul fascismo di Renzo De Felice, spiegando che il grande storico reatino aveva sì avuto il merito immenso di accostarsi al fascismo senza preconcetti, ma al contempo non aveva compreso alcuni degli aspetti cruciali della sua visione del mondo. Una lettura totalmente in controtendenza, dato che quell’intervista a De Felice, sorta di bignami divulgativo della sua alluvionale biografia mussoliniana, era stata accolta dalla destra dell’epoca come un insperato assist metapolitico, mentre la sinistra, dal canto suo, aveva tuonato per leso antifascismo. Locchi proponeva invece una lettura originale, che inquadrava i fascismi nell’ambito di un più vasto e profondo movimento spirituale chiamato sovrumanismo.

Sotto molti aspetti, L’essenza del Fascismo anticipa e spiega in termini più prosaici l’opera di poco successiva, ovvero il già citato Wagner, Nietzsche e il mito sovrumanista. Vi si ritrovano i temi cari all’autore: il tempo tridimensionale e «sferico» in antitesi con la visione lineare, il conflitto epocale fra visioni del mondo o, meglio, fra tendenze, cioè fra egualitarismo e sovrumanismo, la valorizzazione di Nietzsche e Wagner come fondatori di un principio nuovo, il mito dell’Europa, etc.

La rottura con la Nouvelle droite

Ma nel libro troviamo anche la prima e unica spiegazione, quanto meno dal lato di Locchi, della sua rottura con la Nouvelle droite francese. Come noto, il pensatore romano, corrispondente da Parigi del quotidiano Il Tempo, era diventato il mentore filosofico di tutta una generazione di giovani intellettuali, tra cui Alain de Benoist, Guillaume Faye, Pierre Vial e altri. L’autore italiano aveva partecipato a tutti gli eventi del Grece e aveva contribuito con scritti di grande spessore teorico a Nouvelle école (i quali sono stati poi raccolti in Definizioni).

Poi, improvvisamente, aveva rotto con tale ambiente. Le ragioni sono ora spiegate ne L’essenza del Fascismo. Al di là di qualsiasi incomprensione umana stia all’origine di tale rottura, sulla quale possiamo solo fare congetture o raccogliere dell’inutile gossip, il punto era strettamente metapolitico: Locchi contestava innanzitutto il cedimento nei confronti dell’etichetta scelta dai media, che relegava il movimento a destra, sia pur in una destra «nuova», ma soprattutto vedeva in tale scelta la spia di un adattamento al sistema. Una polemica che certo oggi può essere vista da una prospettiva più ampia e con una maggiore serenità, ma che comunque può ancora servire da monito per tutti quegli ambienti anti conformisti che di tanto in tanto si trovino sedotti da scorciatoie troppo semplici. La questione viene ulteriormente chiarita, comunque, in un altro testo locchiano da tempo introvabile, riproposto nel volume. Sempre in appendice, viene qui presentato per la prima volta un lungo saggio su Locchi di Philippe Baillet, intellettuale nazionalrivoluzionario francese, noto anche come traduttore di Evola nell’Esagono. Chiude il volume un contributo inedito di Adriano Scianca, che confronta L’essenza del Fascismo con le più recenti ricerche della storiografia ufficiale e spiega quale contributo può fornire Locchi a un mondo non conforme che, mai come in questa fase, appare confuso, disorientato e bisognoso di bussole.

Andrea Latorre

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