Roma, 19 gen – Licenziamenti via Zoom, social o web. L’ultimo passaggio di un’epoca fatta di lavoro precario, instabilità e incertezza, passa anche per questo. Lo mette in luce un articolo pubblicato su FoxNews in cui vengono riportate anche testimonianze piuttosto tristi di chi, al giorno d’oggi, sta analizzando l’angoscia della perdita del lavoro a distanza.

Licenziamenti via Zoom e web

È già difficile perdere la propria occupazione dal vivo, “ma ancora più duro è nel lavoro remoto” sottolinea l’articolo, che riporta anche quanto, negli Usa, negli ultimi mesi decine di persone abbiano condiviso su LinkedIn le proprie frustazioni. Riguardanti anche licenziamenti tramite riunioni su Zoom, ma non soltanto. Riunioni virtuali in cui, con faciloneria, si decide il destino di tanti, e non nel senso della felicità o della sicurezza. Amy Keller Laird, fondatrice di Mental, piattaforma sui problemi di salute mentale, commenta così l’ultima triste tendenza: “Ho iniziato a notare qualcosa che accadeva su LinkedIn alla fine dell’estate scorsa e all’inizio dell’autunno”.

Non si parla, insomma, di successi (per usare un eufemismo) ma di vite rovinate, afferma la Laird, che sottolinea come ci sia stata negli ultimi tempi “una valanga di persone che scrivevano apertamente di aver preso parte a licenziamenti di massa. Questo mi ha colpito perché, in passato, le persone in genere non condividevano pubblicamente questo tipo di informazioni per paura che le aziende non volessero assumerle o che in qualche modo facessero “sembrare brutte”. Poi ha aggiunto: “Ma la risposta è stata piuttosto incredibile: altri hanno amplificato i loro post taggando i responsabili delle assunzioni e hanno commentato da un vero luogo di compassione, condividendo la difficile situazione o offrendo parole di sostegno”.

La disoccupazione (virtuale o in presenza) aumenta la depressione

Fa piuttosto sorridere che si facciano affermazioni banali, oltreoceano, descrivendole come scoperte dovute a chissà quali innovativi studi o analisi. “I licenziamenti sono sempre difficili, con ricerche che dimostrano che essere disoccupati può aumentare il rischio di depressione”: bella scoperta, cara Laird. Essere licenziati virtualmente sembra un po’ come essere lasciati dal fidanzato o la fidanzata virtualmente, invece che di persona: viene percepito, in altre parole, come una viltà, un “tradimento”, per usare ancora le parole della Laird. In un contesto di lavoro a distanza che già “di per sé è isolante”, il licenziamento “da Zoom è particolarmente stridente perché ti svegli la mattina seguente nel tuo ‘ufficio’, ma senza lavoro.” Il pezzo mette in luce tanti altri aspetti, impossibili da sintetizzare in così poche righe. L’ultimo da menzionare, forse, è l’ennesima mazzata data dalla gestione del Covid al problema del lavoro, non solo spesso debole e precario, ma nel corso della pandemia anche molto più soggetto ad essere liquidato in questi modi ancora più brutali e insensibili. Secondo Niki Jorgensen, direttore di Insperity, compagnia che si occupa di risorse umane, “prima della pandemia, queste conversazioni si svolgevano in genere faccia a faccia, ma il mondo degli affari ha ora abbracciato le videochiamate come un modo efficace per comunicare offerte di lavoro, aggiornamenti delle risorse umane e altro ancora. Questi fattori hanno costretto l’azione disciplinare a verificarsi anche tramite Zoom”.

Alberto Celletti

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