Il primo fascicolo di Gerarchia dell’anno 1924 si apre con una lettera di Benito Mussolini, direttore e fondatore due anni prima della testata. Vergata a mano, su carta intestata del presidente del Consiglio dei ministri, si congratula con Margherita Sarfatti, nuovo direttore di Gerarchia. Ma chi è questa donna, chiamata a tenere le redini della più autorevole rivista teorica del movimento fascista?

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di dicembre 2021

Mussolini e Margherita Sarfatti: così diversi, così affini

Margherita Grassini è nata in una nobile famiglia ebrea veneziana nel 1880. Nel 1898 ha sposato l’avvocato Cesare Sarfatti. I due si sono trasferiti da Venezia a Milano nel 1903. Entrambi socialisti, gravitano attorno al cenacolo di Filippo Turati e Anna Kuliscioff. Margherita è una donna colta, cosmopolita, sin troppo benestante per una socialista. È un’appassionata di storia dell’arte. Le idee decadenti di John Ruskin l’hanno sedotta. Pur se formatasi sullo stile classico, manifesta autentica curiosità per le tendenze moderniste. Da subito apprezza i futuristi, diventando amica di Filippo Tommaso Marinetti. Sul quotidiano socialista l’Avanti! pubblica cronache d’arte.

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Nel 1913 il giovane Benito Mussolini, massimalista e incendiario, sale alla guida del socialismo italiano, sbaragliando la corrente riformista: Mussolini è un giornalista di talento, al quale serve una testata autorevole per diffondere il verbo della rivoluzione socialista. Con una direzione tutta politica, Margherita Sarfatti sembra tagliata fuori; invece, è l’inizio della sua fortuna intellettuale e politica. Con il nuovo direttore stabilisce un forte legame, lavorativo e affettivo: sono due temperamenti, due appartenenze sociali, due modi di intendere la politica completamente opposti. Ma convivono. Anzi, sono utilissimi l’uno all’altra. Il loro sodalizio funziona a perfezione.

La madrina della cultura italiana

Scoppiata la guerra, Mussolini da neutralista si trasforma in interventista. Abbandona l’Avanti! per la sua nuova creatura, Il popolo d’Italia. Margherita lo segue, separandosi dal socialismo. È con lui durante il conflitto. È con lui a piazza San Sepolcro, in occasione della fondazione dei Fasci di combattimento. Lo sostiene nei momenti disgraziati (le elezioni del 1919, un vero fiasco). Lo modera quando serve, e quando serve lo sprona. Nel 1922 Mussolini è chiamato a Roma, a dirigere il governo. Lei resta a Milano. Lì è nato il fascismo e lì deve fiutare che aria tira. Poi lo raggiunge a Roma. Margherita vuole diventare – e ci riesce – il punto di riferimento dell’arte italiana. Inoltre, è convinta che il fascismo debba avere una diffusione internazionale, soprattutto in America.

Nel 1925 Margherita raggiunge lo zenit. È la signora del «novecentismo» artistico, e pubblica in inglese una biografia di Mussolini, Dux (esce in italiano l’anno dopo per Mondadori). Il successo è straordinario. Nasce da lì il «mito del Duce». Poco importa che il figlio del fabbro in realtà sia un piccolo-borghese. Proletario, figlio di proletario, alla guida della «grande proletaria». Funziona meglio. Ora Margherita Sarfatti è potente. Troppo potente. Ha molti amici, non tutti sinceri. Ha molti nemici, non tutti usciti allo scoperto. Il Duce comincia a stancarsi di lei. E i nemici crescono. Prendono coraggio.

Goodbye, dear Benito

La data del suo visibile declino è il 28 ottobre 1932. A Roma si inaugura la Mostra della rivoluzione fascista. L’iniziativa è curata da Dino Alfieri e Luigi Freddi. Alla presentazione non è stata neppure invitata. Si presenta. Crea solo imbarazzo nei presenti. Nel 1934 è rimossa dalla direzione di Gerarchia, trasferita a Vito Mussolini, figlio di Arnaldo. Margherita parte per gli Stati Uniti. Incontra il magnate dell’editoria William R. Hearst, che ha messo sotto lucroso contratto giornalistico Mussolini (è lei che rivede la traduzione in inglese degli articoli). Giuseppe Prezzolini le organizza una conferenza sull’arte italiana alla Casa della cultura a New York, affollatissima. Tutti la vogliono incontrare. Roosevelt la riceve alla Casa Bianca. Mussolini e il fascismo godono in America di indiscutibile fiducia. Nel 1933 è uscito sugli schermi con grande successo un documentario di propaganda americana (non italiana), dove il Duce è paragonato a Cesare: Mussolini Speaks. Sempre nel 1933 Italo Balbo è arrivato a New York alla guida di una squadriglia aerea partita dall’Italia. Un trionfo senza precedenti. Il New deal, suggerisce Margherita a Roosevelt, è l’equivalente del corporativismo italiano. Tornata in Italia constata…

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