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Roma, 15 mar – “Marte guerriero, posa un momento lancia e scudo, libera dall’elmo i luminosi capelli e stammi vicino. Forse tu stesso ti chiedi cosa vi è in comune tra un poeta e Marte: è che il mese di cui adesso parlerò porta il tuo nome. E tu conosci bene le lotte sanguinose alle quali partecipa Minerva, senza per questo trascurare le arti più nobili; segui il suo esempio, prenditi tempo e deponi la lancia: avrai da fare anche disarmato. Eri disarmato anche allora, quando la sacerdotessa romana si unì a te, perché tu dessi a questa Città un seme eccezionale” (Ovidio, Fasti, III 1-33).



A Marte, il padre del primo re e quindi di tutti i romani, è consacrato il primo mese dell’anno. Il calendario romuleo si componeva di dieci mesi (sarà Numa Pompilio ad aggiungere gennaio e febbraio) di cui il primo era appunto marzo (Martius), periodo di rinascita della natura e dello spirito. Durante questo mese terminava la pausa invernale dalle battaglie e si poteva tornare a fare la guerra. Così come la natura fiera risorge, lo stesso facevano Roma e il suo esercito.

Il Marte romano a differenza dell’Ares greco è considerato anche protettore della natura e della fertilità della terra, nei miti italici pre-romani si chiamava Mavor, figlio della grande madre vergine Juana (poi Giunone), che lo aveva generato toccando la terra. La connotazione virile e guerresca che gli fu attribuita dalla stirpe di Romolo non escluse mai questo legame con la natura. Lo stesso dio protegge gli eserciti in battaglia e benedice il germoglio che dopo la guerra contro il gelo torna a fiorire. Il combattimento come metafora di rinascita, la difesa dei confini, della casa, il rinnovarsi della natura, tutto era posto sotto la protezione del dio Marte che attraverso il suo nome trasmetteva forza generativa al primo mese, quello da cui simbolicamente cominciavano la generazione umana, animale e vegetale.

I marzo: Kaledae, ignis vestae, Iunoni Lucinie: Matronalia

Per favorire la rinascita e la fertilità attraverso la purificazione della città nel primo giorno del mese, il compleanno di Marte, si rinnovava il fuoco sacro di Vesta. Nel Lucus Vestae “rami nuovi di alloro venivano apposti agli edifici, lavaggi e aspersioni con acqua venivano effettuate di fronte agli oggetti sacri e all’aedes, dopo il rinnovo annuale del fuoco comune. Il fuoco veniva spento e immediatamente riacceso nella casa delle vestali fregando due legni di albero fruttifero (felix). I tizzoni accesi dalle scintille venivano trasferiti entro un bronzeo crivello nel focolare del tempio dove il fuoco tornava ad ardere. Si rinnovava così l’evento della prima accensione del fuoco comune, rito che aveva fondato il foro, parte essenziale del centro sacrale, politico, e simbolico della città stato” (Andrea Carandini, “Il Fuoco Sacro di Roma”).

Oltre a Vesta si celebrava Giunone, madre di Marte, con l’epiteto di Lucina, protettrice del parto. “Ma poi, non è adesso che finalmente si ritira l’inverno, con la sua coltre ghiacciata, e si squagliano le nevi, disciolte dal tiepido Sole? Tornano sugli alberi le foglie che il freddo ha fatto cadere, e crescono le roride gemme sui tralci novelli; rimaste a lungo nascoste, per vie misteriose le messi levano ora le cime verso l’alto; ora il campo è fecondo, ora è il tempo di accoppiare le bestie, ora gli uccelli preparano nido e casa sui rami. È giusto che le madri romane festeggino la stagione feconda: per loro, il parto è insieme dovere e speranza” (Ovidio, Fasti, III 219-258).

14 Marzo: Equirria

Il giorno in cui l’esercito romano usciva ufficialmente, riaprendo la stagione della guerra. Si tenevano processioni e corse equestri. In particolare durante gli equirria si celebravano i Mamuralia. La tradizione vuole che si prendesse a bastonate un vecchio mascherato coperto di pelli che interpretava Mamurio Veturio (il fabbro di Numa Pompilio che secondo il mito aveva riprodotto l’Ancile, lo scudo di Marte), personificazione dell’anno passato.

Le maschere erano molto importanti nei rituali di passaggio e purificazione, esse hanno una funzione “magica”: permettono a un individuo di trasformarsi in un animale, di incarnare altro da sé: un mostro, un dio. Venivano utilizzate anche in altre celebrazioni legate all’equinozio di primavera come i baccanali o (più tardi) nei navigium isidi (prima luna piena dopo l’equinozio), durante i quali si osservare di un lungo corteo di personaggi mascherati dietro ad una nave (o carro) per celebrare la resurrezione dalla morte di Osiride e la conseguente rinascita del mondo (Apuleio, Metamorfosi XI, 7). Mascherarsi vuol dire generare il “caos” ovvero la notte o l’inverno, che viene poi sovvertito dopo una lunga battaglia che si conclude con la risurrezione, il rinnovo, la purificazione: la primavera

15 -16 Marzo: Eidus: Anna Perenna e i bacchanalia, il dio Attis.

“Alle Idi si festeggia il concepimento di Anna Perenna, non lontano dalle tue rive, Tevere forestiero. Arriva la gente e beve, distesa qua e là sul prato verde, e ognuno si adagia accanto alla sua compagna; alcuni restano all’aperto, pochi altri piantano una tenda, vi sono quelli che con i rami si fanno un tetto di fronde, e quelli che usano delle canne come colonne, sistemandovi sopra le toghe ben stese. Intanto, accaldati dal Sole e dal vino, pregano di vivere tanti anni quanti sono i boccali che bevono, li contano e li bevono: vi troveresti uomini che hanno bevuto più degli anni di Nestore e donne che avrebbero l’età della Sibilla, per quanti bicchieri si sono fatte” (Ovidio, Fasti, III 509-542).

Anna Perenna incarnava il perpetuo rinnovarsi dell’anno e della natura, i baccanali come le greche dionisie consistevano nello sfogare i più ancestrali istinti per riavvicinarsi al lato selvaggio della natura e favorire la fertilità della terra e delle donne. Dal 15 fino al 28 marzo si celebrava la risurrezione del dio Attis, figlio della grande madre Cibele che era decisamente una quaresima ante litteram. Il primo giorno una processione di “cannofori” portava la statua del dio nel suo tempio al Palatino. Il 24 marzo, Sanguem, dopo sette giorni di digiuno e penitenza iniziati dopo i baccanali, Attis muore. Il gran sacerdote, si tagliava con pugnali per spargere sull’albero-sacro il sangue che usciva dalle ferite in ricordo del sangue versato dal dio. Il gesto veniva imitato dagli altri sacerdoti, poi gli uomini che ugualmente sguainavano le spade per ferirsi. Il giorno dopo, il 25 marzo, Attis risorge sconfiggendo la morte, l’ordine è ricostituito.

17 Marzo: Liberalia e Agonalia

Questi giorni erano dedicati al dio Liber Pater, divinità italica della natura e della casa. Dopo aver preso parte a competizioni sportive i ragazzi di sedici anni posavano la bulla e indossavano la toga virile. Essi erano finalmente liberi, adulti.

L’equinozio: Hilaria

Tutto il resto del mese dal 22 in poi è dedicato a cerimonie dette Hilaria (cilco di morte e risurrezione) che iniziavano con l’equinozio di primavera e consistevano in svariati rituali in onore di Minerva, Cibele, Attis, Magna Mater, Concordia e Pax.

La celebrazione della primavera come metafora di rinascita e rinnovo ma anche di guerra e sacrificio. Il momento di rinascita della natura è anche quello di ripresa delle attività belliche e i campi di battaglia vengono benedetti nel nome del Padre allo stesso modo in cui lo sono grembi delle donne nel nome delle grandi Madri. Come non si può rinascere senza prima morire così ogni rinnovo richiede il suo sacrificio. La guerra, il sangue, la morte indissolubilmente legate alla pace, la nascita, la vita. Questa dualità morte e vita, notte e luce che caratterizza tutto il marzo romano sarà ripreso nella cultura cristiana occidentale e diviso in carnevale e quaresima. Anche qui, dopo il disordine e i bagordi delle feste in maschera, Cristo morendo sconfigge il caos e risorgendo, come Attis e Osiride, riporta la luce nel mondo. I contemporanei festeggiamenti dedicati sia alla virilità, alla guerra e agli uomini che alla fertilità, all’amore e alle donne, ci descrivono sempre due poli uniti e opposti. Così come non c’è mattino senza notte, non c’è Marte senza Vesta e non c’è uomo senza donna. La natura è contemporaneamente tutto questo e tutto questo costituisce lo stato. L’equilibrio perfetto dei suoi componenti lo sorregge e ogni anno, per sempre, come la terra lo rinnova.

Betti Bi



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