Roma, 20 set – Che Luigi Pirandello fosse stato fascista, lo sanno anche i sassi. Non potendo negare l’evidenza, si è detto che la sua adesione fu superficiale, passeggera o strumentale. Insomma, fu infatuazione di una breve stagione, o addirittura un mero escamotage per ingraziarsi il potere. Eppure il drammaturgo siciliano spiegò in modo piuttosto preciso il modo in cui il suo teatro rispecchiava la visione del mondo fascista. Ora, a smentire quanti sostengono che Pirandello smise molto presto di essere vicino al regime, spunta fuori una lunga intervista all’autore del Fu Mattia Pascal rilasciata a L’Impero il 12 marzo 1927. L’intervista uscì a firma Umberto Gentili ed era intitolata “A colloquio con Pirandello”.

A ripubblicarla è stato Piero Mieli sulle pagine dell’edizione cartacea de La Sicilia. I contenuti dell’intervento sono eloquenti: “Mussolini – dice Pirandello – non trova paragoni nella storia, mai esistito un condottiero che abbia saputo dare al suo popolo una così viva impronta della sua personalità”. E ancora: “Quanti sono morti che si credono ancora vivi! E quanti vivi sono oggi sopraffatti dal pensiero dei morti! Come volentieri, amici miei, mi metterei a fare il becchino per sbarazzare l’Italia da tutti i cadaveri che l’appestano! L’Impero giornale di giovani vivi, mi dovrebbe dare una mano”.

Pirandello si definisce “un uomo in piedi che morirà in piedi. Quanti si credono ancora vivi e non lo sono, e bisognerebbe spazzarli, bisognerebbe sgombrare. Le camarille, le piccole congiure personali, non arrivano a spianare nessuna strada, ingombrano, inceppano, è necessario liberarsene, assolutamente, fascisticamente”. Dopo aver precisato che “se si vuol fare qualche cosa, bisogna incominciare ad epurare ed è un mezzo”, così Pirandello risponde alla domanda su cosa abbia fatto il fascismo per l’arte: “Moltissimo: c’è ora un fervore di opere che non ha precedenti. Del resto tutto in Italia si è rinnovato; cinque anni di vita fascista hanno ringiovanito e trasformato ogni energia”. Così è, se vi pare.

Giorgio Nigra

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