olycom - grafici -Roma 18 ago-  Continua la politica anti-italiani del Governo Renzi. Questa volta passando per il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e il mondo dell’arte.

È notizia di oggi infatti la nomina di 7 stranieri a direttori di importantissimi musei italiani. A guidare uno dei 7  “super” musei italiani ora in mano agli stranieri troveremo Eike Schmidt, 47enne storico dell’arte di Friburgo in Germania, che sostituirà Antonio Natali, storica guida degli Uffizi di Firenze. Curatore nei dipartimenti di scultura del J. Paul Getty Museum a Los Angeles e alla National Gallery of Art di Washington, Schmidt nel 2009 è arrivato al Minneapolis Institute of Art, dove è stato alla guida del dipartimento del museo delle Arti Decorative, tessili, e la scultura, e si è specializzato nella scultura dal Rinascimento

Alla Pinacoteca di Brera a Milano, la riforma di Franceschini ha posto il britannico,nato in Canada, James Bradburne 59enne museologo e manager culturale. Sempre a Firenze, nella Galleria dell’Accademia troveremo una tedesca: Cecile Hollberg, 48 anni e anch’essa storica e manger culturale.  Il francese Sylvain Bellenger guiderà il Museo di Capodimonte a Napoli.

Alla Galleria nazionale delle Marche di Urbino è stato scelto l’austriaco Peter Aufreiter, dal 2010 direttore del Dipartimento mostre, prestiti, depositi e dell’Artoteca del Museo Belvedere di Vienna. Al parco archeologico di Paestum è stato nominato  Gabriel Zuchtriegel, tedesco di appena 34 anni, professore a contratto di Archeologia e storia dell’arte greca e romana nell’Università degli Studi della Basilicata e autore di numerosi importanti scavi.

Al Palazzo Ducale di Mantova arriverà Peter Assmann, austriaco che dal 2002 al 2012 è stato presidente della Associazione dei musei austriaci (Museumsbund Österreich).

“Con queste 20 nomine di così grande levatura scientifica internazionale il sistema museale italiano volta pagina e recupera un ritardo di decenni” dichiara il ministro Franceschini che sottolinea come la Commissione presieduta da Paolo Baratta “ha fatto un grande lavoro ed ha offerto al Direttore Generale dei Musei del Mibact, Ugo Soragni, e a me la possibilita’ di scegliere in terne di assoluto valore. I nuovi direttori sono italiani, stranieri e italiani che tornano nel nostro Paese dopo esperienze di direzione all’estero”.

Secondo le procedure previste dalle norme all’interno delle terne indicate dalla Commisione per ciascun museo, il Ministro ha scelto i direttori dei 7 musei di I fascia, mentre il Direttore Generale Musei Ugo Soragni ha scelto i Direttori dei 13 musei di II fascia.

Voce fuori dal coro è come sempre Vittorio Sgarbi. Coro fin troppo entusiasta per le nomine straniere, che senza dubbio hanno curricula di tutto rispetto ma che non hanno nulla di più rispetto ad esperti d’arte e direttori di musei nostrani.  “Altro che svolta, quello di Franceschini è un errore grave: non si umiliano così i funzionari delle sovrintendenze“. Così il critico d’arte ferrarese commenta la scelta del Ministro Franceschini.

“È solo un’operazione di immagine – attacca Sgarbi -, si è voluto aprire agli stranieri e guarda caso sette direttori su 20 sono stranieri, come pure è sospetto che 10 siano uomini e 10 donne.  Ma nomine di questo tipo e di questa importanza un ministro dei Beni culturali le fa in prima persona, assumendosene la responsabilità, non le affida a quattro commissari e al presidente della Biennale di Venezia”.

Difatti la procedura scelta da Franceschini lascia più di una perplessità, sia per la lunghezza e la complessità sia per non aver tenuto conto di fattori come l’anzianità di servizio, anche se la giovane età non è sinonimo di incapacità. Ma anche la scelta di nominare equamente 10 uomini e 10 donne sembra essere influenzato dal modus operandi della Boldrini, e quindi tutt’altro che auspicabile.

In un’inchiesta di gennaio de Il Primato Nazionale venne già sottolineato come l’arte italiana fosse per larghi tratti “irragiungibile” e quindi poco valorizzata. Passati 8 mesi nulla è cambiato. E la nomina di stranieri, che poco hanno a  che vedere con il territorio italiano (ad eccezione forse del solo Schmidt che dal 1994 al 2001 ha vissuto, lavorato e studiato a Firenze), difficilmente sarà un volano per il mondo dell’arte italiano.

Federico Rapini

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