Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 10 nov – Il presepe in allestimento in piazza San Pietro non convince i fedeli. “E’ orribile” e “non si può guardare” sono tra i commenti più teneri che gli utenti hanno riservato all’opera sotto al post Facebook di Vatican News, dove ieri sono state pubblicate alcune foto del presepe ancora in allestimento (l’inaugurazione, insieme a un abete rosso proveniente dalla Slovenia, è prevista per domani 11 dicembre). L’opera è stata donata da Castelli, paese in provincia di Teramo famoso da secoli per le sue ceramiche. Un presepe realizzato tra il 1965 e il 1975 dai docenti e gli alunni dell’Istituto d’arte “F.A. Grue” composto da ben 54 statue. Solo alcuni pezzi verranno esposti in piazza San Pietro nei pressi dell’obelisco.

“Il presepe in piazza San Pietro? Un’ammucchiata di bulloni”

Secondo il governatorato del Vaticano nel presepe sono “forti i richiami alla storia dell’arte antica, dell’arte greca, di quella sumerica, e di quella egizia” e l’opera “vuole essere un segno di speranza e di fiducia per il mondo intero. Vuole esprimere la certezza che Gesù viene in mezzo al suo popolo per salvarlo e consolarlo. Un messaggio importate in questo tempo difficile a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19”. Un messaggio come detto che non è stato recepito dai cristiani. Così commenta polemicamente su Facebook Emanuele Ricucci, responsabile nazionale di Cultura Identità: “Il nuovo presepe in piazza San Pietro è una orribile ammucchiata di bulloni, di teste che non hanno forma angelica né mistica. E’ terribile. Lo stesso vaticano 500 anni fa commissionava Michelangelo ora raccatta su una sacra famiglia che non è né sacra né famiglia”.

Tra marziani e astronauti

Le forme tozze e disarmoniche delle statue non piacciono. La scelta di puntare sull’arte contemporanea viene vista come una ulteriore degenerazione della “chiesa pachamama” di Papa Francesco. “Horror fidei….che rispecchia in pieno questa chiesa malata e moribonda”, scrive un utente sotto la foto più commentata e contestata. Si tratta di un non meglio precisato individuo (non si capisce se uno dei Re Magi o altri) con indosso una sorta di tuta spaziale con tanto di casco, un “astronauta” a detta di alcuni commentatori. “Sono arrivati i marziani” dicono laconicamente altri. Tra arte contemporanea e possibili messaggi in codice sulla venuta di extraterrestri per questo Natale, l’unica certezza sembra rimanere quella sull’oggettiva bruttezza del nuovo presepe in piazza San Pietro.

Davide Romano 

La tua mail per essere sempre aggiornato

12 Commenti

  1. Gli amici di Castelli potevano tenerselo stretto e goderselo: là da loro, poteva avere un senso, se non altro di appartenenza…. Nella universale Piazza San Pietro… é una cag… hem, é fuori luogo!

  2. eppure ‘sta robba è emblematica del nuovo corso culturale mondiale,ove alle identità delle persone e dei popoli,ivi compresa quella religiosa,si preferisce un miscuglio di razze,generi sessuali,religioni,ossia un meticciato alieno ed irriconoscibile che ben viene rappresentato da queste “opere d’arte”.

    mi sorprende invece che al posto del bambin Gesù,non vi sia il mitico “migrante di colore” il nuovo vitello d’oro adorato da questa nuova chiesa bergogliana che sta facendo scappare a gambe levate tutti coloro che abbiano letto una sol volta la Bibbia.

  3. Non ha nulla del presepe evangelico. “Ogni anno in Avvento ci chiediamo: cos’è il Natale? Il Presepe pare fatto apposta per risponderci. Ovviamente, se rappresenta fedelmente il Presepe evangelico.
    Il nome innanzitutto: Presepe. La parola deriva dal latino “praesepium”, termine col quale san Girolamo ha tradotto il corrispondente termine greco (φάτνη, fàtne) che significa: “mangiatoia”. E’ dunque fedele al Vangelo il presepe che rappresenta una stalla per animali comuni come l’asino e il bue, con la loro mangiatoia o greppia.
    C’è poi il Presepe originale, quello avvenuto 2000 anni fa, riportato dagli evangelisti.
    Il Presepe di s. Marco (il più sobrio) non descrive la nascita di Gesù, già compresa nelle prime sette parole del suo vangelo: “Vangelo di Gesù Cristo Figlio di Dio”. Il Natale – ci dice – è innanzitutto un atto di fede che vede nel Bambino di Betlemme il Figlio di Dio. Senza fede non c’è Natale cristiano.
    Il Presepe di s. Matteo inizia ad animarsi di personaggi: la Vergine, s. Giuseppe, la stella, i Magi, Erode e la sua corte.
    Il Presepe di s. Luca, è ancora più dettagliato: ne ricorda il tempo, il censimento, il luogo, la mangiatoia dov’è deposto il Bambino, lo stupore dei Pastori, poi, per chi sa guardare con fede, l’irrompere della luce nel bel mezzo della notte, il canto di Angeli e del mondo celeste.
    Il Presepe di s. Giovanni, infine, è racchiuso nel mistero dell’Incarnazione annunciato all’inizio del suo vangelo: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare fra noi”.
    C’è infine il Presepe di Greccio, il presepe vivente voluto da s. Francesco d’Assisi, al quale il santo, unendosi alla popolazione, partecipa con commozione e solennità, in paramenti diaconali, per incontrare il Bambino nell’Eucaristia della Messa che vuole vi sia celebrata e abbia come greppia l’altare.
    Il Natale dunque è fede in Cristo e accoglienza di Lui non più nella grotta ma nella Chiesa. Se celebrare il Natale è accogliere Cristo, vivere il Natale è testimoniarlo nella vita irradiandolo attorno a noi, nelle nostre parole e nelle nostre opere.
    Ricostruiamo allora in noi stessi il Presepe: la fede della Vergine Maria, l’affetto di san Giu-seppe, l’umiltà dei Pastori, i doni dei Magi, il canto degli Angeli e Santi, fra i quali i nostri cari defunti. Saremo così, per gli uomini che cercano Dio, la stella che porta al Bambino di Betlemme, cioè a Cristo, l’Emanuele, il Dio con noi. E saremo noi stessi un “presepe vivente”, il più vero e più bello.”

Commenta