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Roma, 10 dic – Fondi per la salvaguardia delle specie protette: sì, ma solo se riguardano animali carini, pelosetti, fiabeschi o comunque popolari, con «carisma mediatico» o legati a un particolare immaginario o retaggio. E gli vengono destinati finanziamenti a pioggia, anche nei casi in cui non vi sia un reale rischio di estinzione. Gli invertebrati, gli insetti, i brutti e/o invisibili del regno animale rimangono al fanalino di coda.



Fondi Ue per animali carini, briciole per gli invertebrati

E’ il curioso – ma tutto sommato scontato – risultato di uno studio condotto dal team dell’italiano Stefano Mammola per la Royal Society di Biologia di Londra. Mammola, analizzando approfonditamente i fondi stanziati dal programma «EU’s Life» dal 1992 al 2018, ha scoperto che la maggior parte dei fondi del programma Ue per la protezione animali – 970 milioni di euro – è destinato ai vertebrati «popolari», come orsi, lupi, linci, aquile, mentre gli invertebrati beneficiano dei restanti 150. Inoltre si calcola che ogni specie di vertebrato riceve da sola quasi 500 volte più finanziamenti per ogni specie rispetto di invertebrato.

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La solita ipocrisia dell’ambientalismo d’accatto

Insomma, i beniamini di tutti, gli animali per cui gli utenti social si strappano le vesti a piè sospinto sono le «star hollywoodiane della conservazione europea», come le ha definite il Guardian che ha reso nota la ricerca. Questo atteggiamento lascia le briciole a creature meno carismatiche come ragni e crostacei – molti dei quali, ricordiamo, saranno anche bruttarelli ma risultano essere più che cruciali per la salute dell’ecosistema e a maggior rischio di estinzione. Propri qui sta l’ipocrisia dell’ambientalismo d’accatto, tutto sentimenti e poca scienza: «I dati sono sorprendenti in termini di finanziamenti ottenuti per la conservazione di orsi, lupi e alcuni uccelli in termini», spiega Mammola. «Alcune specie di mammiferi ottengono tutto  C’è solo un ragno incluso nella direttiva Habitat dei fondi, pochi crostacei e non un solo parassita».

Il rischio di estinzione non sembra assolutamente influenzare la quantità di denaro prevista per ogni specie. «Il tasso di estinzione degli insetti è otto volte più veloce rispetto a uccelli, mammiferi e rettili», eppure l’orso bruno e il lupo grigio, nonostante siano classificati – secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) – tra le specie a minor rischio, si beccano 47 milioni di euro e 33 milioni di euro. 

Proteggere gli invertebrati è altrettanto importante

Il budget stimato dall’Ue per la conservazione della natura entra il 2030 si aggira intorno ai 20 miliardi di euro. Si capisce bene, quindi, che questi soldi non possono piovere solo sugli «animali carini». «Non dovremmo più spiegare perché è importante proteggere la biodiversità», afferma Mammola. Dopo anni di campagne, la gente dovrebbe ormai saperlo. «Capisco l‘utilità di attirare l’attenzione delle persone usando specie carismatiche, non lo nego, ma penso che ce ne siano altrettante anche nel mondo degli invertebrati». Anche perché proteggere insetti e parassiti rari è molto più complicato e delicato del salvaguardare una popolazione di lupi. «Gli invertebrati hanno esigenze ecologiche molto diverse dai mammiferi, l’habitat di un ragno o di uno scarafaggio è totalmente diverso. Devi proteggere i microhabitat e altri elementi che non vengono considerati quando si protegge un lupo» ad esempio «il legno in decomposizione e i delicatissimi sistemi acquatici».

E’ chiaro che gli «animali carini» attirano maggiormente le simpatie umane, Mammolo non fa fatica ad ammetterlo: «In quanto esseri umani, siamo naturalmente attratti da piumati e animali pelosi». Ma se vengono a mancare uno o più tasselli, anche poco visibili, la struttura salta. «La biodiversità non riguarda solo i vertebrati, riguarda gli invertebrati e, ovviamente, tutti i microrganismi, i funghi e così via. Si tratta davvero di assicurarci di poter salvare la vita nella sua interezza».

Cristina Gauri

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