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Roma, 10 dic – Sui 209 miliardi del Recovery fund, Matteo Renzi vuole essere della partita. Il leader di Italia Viva ieri al Senato ha dettato le sue condizioni a Giuseppe Conte per tenere in vita il governo giallofucsia. E già ieri in tarda serata il premier ha iniziato a rivedere alcune sue posizioni sulla governance del Recovery fund e sulla cabina di regia. Ma restano dei punti fermi, anche per Conte. Punti fermi che possono far cadere il governo. A meno che certe poltrone non arrivino anche a Italia Viva.



Le obiezioni di Renzi a Conte sono inoppugnabili

Posto che tutti sanno che mai Mattarella manderebbe il Paese alle urne – visto che siamo alle prese con la pandemia, i miliardi Ue da gestire, la presidenza italiana del G20 – bisogna capire che partita sta giocando Renzi. E chi gioca con lui, anche se non si vede. Renzi ieri ha detto in faccia a Conte che la gestione dei soldi Ue va discussa in Parlamento. Che una task force non può sostituirsi alla politica. Che il premier non può minimamente sognarsi di guidare la cabina di regia da solo. Tutte obiezioni inoppugnabili, in difesa del primato del Parlamento. Ma cosa c’è dietro?

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Forse il leader di Iv punta alle poltrone dei manager della task force

A leggere tra le righe, Conte intende andare incontro alle richieste di Renzi. Ma non abbastanza. Sì, perché il premier conferma il progetto iniziale dei manager, dei tecnici che si occuperanno dei soldi Ue. Allora forse Renzi, anche se non lo dice, sta puntando a quelle poltrone. Vuole dire la sua su quei tecnici, anche se afferma impettito che i manager non si possono sostituire ai politici. Ma perché il leader di Iv non va fino in fondo sulla questione dei manager? Forse perché anche se non si può dire è proprio la Commissione Ue che spinge caldamente per una gestione manageriale e non ministeriale dei fondi. Forse perché non si fida molto dei ministri di Conte, visto che si tratta di un mucchio di soldi. Eppure il ministro dell’Economia è praticamente l’uomo Ue nel governo giallofucsia. E si vede benissimo. Forse però Gualtieri non basta. E per di più non rappresenta tutto il Pd, che di certo è però tutto europeista.

Nel Pd in molti vorrebbero liberarsi di Conte

Ecco qual è il punto, dunque. Ieri anche alcuni dem hanno applaudito l’attacco frontale di Renzi contro Conte. L’immagine plastica di un dato di fatto che di certo non è un mistero. Nel Pd in molti la pensano come il leader di Iv. In molti vorrebbero liberarsi di Conte e del suo vizietto di voler comandare da solo, a colpi di Dpcm o con il favore delle tenebre. Non è un caso infatti che il premier se da un lato conferma di voler nominare tot manager per la gestione dei miliardi Ue, dall’altro si guarda bene di comunicare i loro nomi alle forze della maggioranza. Da qui il sospetto più che fondato che potrebbe trattarsi di uomini suoi. In modo tale di avere comunque il controllo sui soldi. A combattere la battaglia sulle poltrone contro Conte, quindi, non c’è soltanto Renzi.

Un terzo governo: sempre giallofucsia ma senza Conte

Staremo a vedere. Ma quello che appare evidente è che data la posta in gioco, Renzi – sostenuto da parte del Pd – stavolta andrà fino in fondo. Perché nessuno teme un terzo governo, anzi. E non è detto neanche che sarà per forza tecnico, a causa dei miliardi Ue da gestire. Potrebbe essere un governo comunque giallofucsia, però con un peso maggiore per il Pd. Della partita – oltre a dem, Iv e LeU – sarebbero infatti anche i 5 Stelle, ormai disposti a qualsiasi tradimento pur di rimanere al potere. Salterebbe solo la poltrona di Conte. Vi pare poco?

Adolfo Spezzaferro

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