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Roma, 28 feb – La biblioteca e parte dell’archivio storico di Giampaolo Pansa sono stati donati alla “Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice”. A comunicare la decisione di Adele Grisendi Pansa, vedova del giornalista e scrittore recentemente scomparso, è la stessa fondazione che riceverà adesso il prezioso dono. A quanto si apprende, la decisione sarebbe stata presa dai coniugi Pansa già un paio di anni fa e il giornalista l’aveva anticipata in un’intervista a un settimanale. Si tratta di un patrimonio di notevole valore, in termini economici ma soprattutto dal punto di vista culturale.

La biblioteca consta infatti di circa 5mila volumi, principalmente di carattere storico. Mentre l’archivio comprende più o meno 2500 lettere che molti privati cittadini hanno inviato a Pansa negli ultimi venti anni. In particolare, nelle missive, venivano segnalati alla grande firma del giornalismo italiano notizie riguardanti i crimini dai partigiani. Come noto, e come ricostruito da Pansa nei suoi numerosi saggi sull’argomento, molte di queste violenze vennero compiute a guerra finita.

Un dono non casuale

Non stupisce che Pansa abbia voluto donare la sua biblioteca e migliaia di lettere da lui ricevute una fondazione intitolata a Renzo De Felice, dapprima iscritto al Pci e poi finito nella lista nera dell’ortodossia antifascista esattamente come Pansa. D’altronde un certo Nicola Tranfaglia, noto storico nonché ex parlamentare di sinistra, arrivò a definire De Felice un “involontario battistrada dell’ondata revisionista”. Da oggi il prezioso patrimonio di Pansa sarà consultabile dagli studiosi. “La Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice ringrazia la signora Adele Pansa per la importantissima donazione e assicura che i libri e l’archivio saranno posti a disposizione degli studiosi, dopo le necessarie catalogazioni; in occasione della consegna del materiale alla Fondazione, si terrà un incontro di studio per approfondire e discutere le ricerche e la figura di Giampaolo Pansa”, si legge sul sito della Fondazione.

Eugenio Palazzini

3 Commenti

  1. quei grandissimi pezzi di merda di partigiani.mio nonno me lo raccontava quello che facevano al tempo di guerra. omicidi stupri , rubavano a piu’ non posso e ogni genere di vigliaccate un assassino di questi venne fatto anche presidente della repubblica.