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Parigi, 17 mar – Addio Luigi XIV, fate largo a Luigi 14. E al secolo 16°, che soppianta il numero XVI: i musei parigini dichiarano la guerra ai numeri romani perché, come sostiene Noémie Giard del museo Carnavalet, «possono essere un ostacolo alla comprensione».

Avete capito bene: per sopperire alle carenze culturali dei visitatori non va più di moda la cara, vecchia educazione, no. Si abbassa la cultura al livello di chi non sa. E’ l’inclusione, bellezza.Questi i fatti: dopo quattro anni di lavori il museo dedicato alla storia di Parigi è pronto per le visite pubbliche, Covid permettendo. E sulle targhe che descrivono le opere esposte, fa sapere la Giard, i numeri arabi spodesteranno quelli romani.

Al Carnavalet e al Louvre banditi i numeri romani

Non è una novità nel panorama museale parigino: già al Louvre la numerazione romana non è più usata per indicare i secoli, ma solo per re e regine. Perché la fruizione delle informazioni deve essere estesa al pubblico più ampio possibile. E perché – il sottotesto è evidente – in questa epoca di inclusione a 360° l’imperativo è adeguarsi verso il basso – mai innalzarsi. Come se l’unica maniera per superare gli ostacoli fosse il toglierli di mezzo. In questo caso, l’ostacolo è l’inutile cultura classica: facciamola morire, al posto di insegnarla. Del resto, perché spiccare un salto verso l’alto – perché imparare – quando basta frignare presso la direzione del museo affinché sostituisca le targhe?

Requiem della cultura classica

«È la storia dell’uovo e della gallina – ha detto al Figaro François Martin, presidente del Coordinamento degli insegnanti in lingue antiche (Cnarela) –. Meno i numeri romani sono usati, meno persone sono in grado di comprenderli. Ma è un peccato, perché alle elementari i bambini adorano imparare i numeri romani, per loro è come un gioco». La bella trovata di Louvre e museo Carnavalet stava per essere emulata anche dai musei di Rouen, in Normandia. Ma – per fortuna – la proposta ha incontrato l’opposizione del direttore del Museo delle Belle Arti Sylvain Amic. Che ha deciso di mantenere i numeri romani nel corso dell’esposizione su Salambò di Gustave Flaubert.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. I numeri romani sono maschi, privi o quasi di curve, senza lo zero. Troppi spigoli disturbano salvo se li hanno al polso!

  2. Non è vero. Ti stai basando su un articolo di un noto quotidiano italiano. Quando leggerai le comunicazioni ufficiali ti accorgerai che hanno semplificato le definizioni dei secoli in numeri romani già da anni. Per praticità di cartellonistica.un po’come in Italia tante cose sono in inglese per questioni turistiche. I Re Luigi continuano a chiamarsi con i numeri romani come sempre. Ci sono quasi 3000 contenuti al Louvre con queste numerazioni. Purtroppo stai commentando una polemica sterile inventata dal Messaggero.
    SURSUM CORDA

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