Home » Perché stiamo perdendo la battaglia dei fumetti (e come vincere la guerra)

Perché stiamo perdendo la battaglia dei fumetti (e come vincere la guerra)

by Marco Carucci
0 commento
fumetti

Di cosa parliamo quando trattiamo di fumetti nel Belpaese? Innanzitutto di un mercato che negli ultimi anni sta segnando livelli di crescita esponenziale. Con i suoi 3 miliardi di euro, l’«industria del libro» si conferma la prima agenzia culturale italiana (assieme alle pay tv). Dentro questo fermento di soldi e libri stampati, il segmento dei fumetti in Italia vale tra il 2 e il 6% dell’intero settore editoriale (escludendo i libri scolastici). Stiamo parlando, quindi, di un mercato che oscilla tra i 45 e i 135 milioni di euro all’anno. La forbice, non insignificante, deriva dal fatto che, incredibilmente, le vendite del canale edicola e fumetteria non vengono messe a sistema.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di dicembre 2021

Un settore in espansione

Nel primo semestre del 2021 le vendite di fumetti in libreria hanno registrato un aumento record: +214% rispetto al 2020! Non sappiamo ancora come si tradurrà in crescita di fatturato, complice la generalizzata e progressiva diminuzione del prezzo di copertina dei singoli titoli, ma possiamo stimare almeno un raddoppio del giro di soldi nel settore. Che i fumetti e le graphic novel stessero occupando sempre più spazio nelle librerie era comunque un dato evidente già da almeno cinque anni. Il 2020 è stato l’anno che ha visto una graphic novel, Lyon: Le storie del mistero (Davide Costa e Emanuele Virzì, Magazzini Salani), entrare nella top ten dei libri più venduti in Italia (Classifica GfK) e che ha visto salire tra i primi 50 titoli due graphic novel di Zerocalcare (Bao Publishing). Le classifiche dei libri registrano ormai da tempo, con regolarità, di settimana in settimana, l’affermazione di manga come DemonSlayer, My Hero Academia o Tokyo Revengers, ma è soprattutto a settembre 2021 che è successo l’impensabile: One Piece, un manga giapponese, ha conquistato il podio dei titoli più venduti.

I padroni del mondo dei fumetti

Insomma, il mercato è in crescita. Dentro questo brodo in bollore sguazzano un po’ tutti i grandi nomi dell’editoria che negli ultimi anni, se non già presenti come Rizzoli, sono entrati con collane dedicate come Mondadori, Feltrinelli, La Nave di Teseo o con esperienze spot come Adelphi. Abbiamo i marchi storici come Panini, Bonelli, Star Comics e le ormai classiche Salda Press e Npe con il suo catalogo per palati fini. Gran mattatore di mercato è Bao Publishing, che ha costruito la sua fortuna su un ragazzo di borgata romano, Zerocalcare, al secolo Michele Rech. Abbiamo gli aristocratici con la puzza sotto al naso di Tunuè e Coconino, gli intellettuali impegnati di Becco Giallo e Round Robin, fino ai militanti rossi di Red Star Press. Merita una citazione Renoir Comics che, con il suo Don Camillo a fumetti, non solo ha reso omaggio a Guareschi, ma ha anche dimostrato che, per affermarsi nel mercato, non è necessario piegare la schiena al politicamente corretto.

Un gol a porta vuota

Arriviamo quindi alla vera domanda: chi sta mettendo (o ha già messo) il cappello su tutto questo fermento? Sarà banale e un po’ scontato, ma ad occupare anche questo settore è arrivata la macchina culturale e promozionale della sinistra. Il bello è che ha vinto non per merito, ma per assenza di avversari. Il mondo cattolico rimane chiuso nella sua storica produzione legata ai periodici confessionali per i ragazzi, mentre la destra si conferma totalmente assente, incapace di cogliere l’importanza strategica del settore. Repubblica ha iniziato a offrire visibilità e pubblicità ad autori e percorsi consonanti con gli obiettivi politici (ed economici) del Gruppo Gedi, ha incubato e fatto emergere in case editrici amiche come Bao o Feltrinelli giovani talenti quali Zerocalcare e Fumettibrutti (al secolo Josephine Yole Signorelli), ha aiutato a farne dei personaggi e dei brand di successo attraverso recensioni, speciali e copertine dell’Espresso e li ha poi arruolati nelle battaglie di interesse.

Leggi anche: Ecco perché non ci è piaciuta la serie di Zerocalcare

In scia, Corriere e Gazzetta hanno spesso rilanciato e alimentato il giro sia sulle pagine culturali che nelle operazioni collaterali in edicola. Tutto stalinianamente programmato: a Zerocalcare l’antifascismo, a Fumettibrutti le battaglie «civili» e, a seguire, una pioggia di piagnucolose graphic novel sul tema immigrazione, con Concita De Gregorio che sventola Salvezza (Feltrinelli) in un salotto televisivo o A casa nostra: cronaca da Riace (Feltrinelli), racconto agiografico del modello Mimmo Lucano. Chi scrive crede che…

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati