Roma, 12 dic – Si delinea sempre più la prospettiva di un rinvio delle elezioni presidenziali in Libia. Tanto da spingere alcuni dei principali leader ad organizzarsi per cercare di salvare il processo. Nei giorni scorsi si sono tenuti colloqui tra una dozzina di candidati nel tentativo di trovare i mezzi per preservare l’appuntamento del 24 dicembre. La data è stata fissata un anno fa dopo lunghe trattative patrocinate dalle Nazioni Unite.

Tra i partecipanti l’ex ministro dell’Interno, Misrati Fathi Bachagha, l’ex ambasciatore libico negli Emirati Aref Ali Nayed, ora capo del partito Ihya Libya, l’ex capo di gabinetto di Muammar Gheddafi, Béchir Saleh, ​​tornato in Libia a metà novembre dopo un decennio di esilio per presentare la sua candidatura, in ultimo Ismail al-Shtewi, uomo d’affari per lungo tempo vicino all’uomo forte dell’est Khalifa Haftar, che ha notevolmente aiutato a ottenere veicoli corazzati di ultima generazione per il suo esercito nazionale libico. Già presidente della squadra di calcio di Tripoli Al Ahly, quest’ultimo è stato in grado di utilizzare le sue reti di tifosi e mobilitarli  per ottenere un notevole passo avanti nei sondaggi. Sono stati presi contatti anche con Saif al-Islam Gheddafi.

Elezioni in Libia: rinvio sempre più probabile?

La candidatura del figlio del fu Raìs e quella di Khalifa Haftar hanno fortemente contribuito all’attuale blocco. Non è un caso se diverse milizie misuratine e tripolitane hanno minacciato di riprendere le armi se avessero avuto il permesso di competere. L’iniziativa è in linea con l’incontro tenutosi all’aeroporto di Mitiga il 17 novembre. In tale sede si sono riuniti diversi ambasciatori occidentali, tra cui il rappresentante degli Stati Uniti Richard Nordland e l’ambasciatore francese oltre a candidati come Fathi Bachagha.

I colloqui non hanno tuttavia coinvolto due dei principali contendenti: il primo ministro Abdelhamid Dabaiba e Khalifa Haftar. L’assenza del primo è logica: da diversi mesi sta manovrando dietro le quinte per posticipare le elezioni presidenziali in Libia, che gli consentirebbero di restare ancora qualche mese alla guida dell’esecutivo di transizione. Quella del secondo è più paradossale: Haftar è molto legato a mantenere il ballottaggio nella data prevista. Allo stesso tempo sta lavorando a un suo piano per salvare il calendario elettorale che potrebbe coinvolgere i suoi sostenitori stranieri.

Roberto Favazzo

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