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Processo all'assassino dell'American Sniper
Il vero Chris Kyle

Roma, 12 feb – Dalla finzione alla realtà: si torna a parlare dell’“american sniper” Chris Kyle, il cecchino dell’esercito americano divenuto una leggenda in Iraq e portato sulle schermo da Clint Eastwood, poi ritrovato morto con un suo amico il 2 febbraio 2013 al poligono del Rough Creek Lodge and Resort di Stephenville, dove si era recato per aiutare Eddy Ray Routh, un altro veterano con problemi di riadattamento alla vita civile.

Oggi, proprio a Stephenville, in Texas, inizia il processo per l’omicidio di Kyle. La notorietà dell’ex Navy Seal, divenuta globale dopo il film a lui dedicato, ha complicato enormemente le cose: l’uomo è praticamente un eroe nazionale e tutti conoscono il suo caso, anche grazie al contributo di Hollywod. Sarà possibile esprimere una sentenza che rispecchi il secco andamento dei fatti anziché l’idea di questo caso che si è sedimentata nell’opinione pubblica?

Per le selezioni sono stati convocati oltre quaranta candidati, un numero nettamente superiore alla norma. A tutti è stato chiesto se potevano sedere nella giuria e giudicare senza tener conto di quello che avevano visto o letto. Alla fine sono stati selezionati dieci donne e due uomini. 

Routh rischia ora la pena capitale, anche se il procuratore ha già annunciato che non la invocherà. Chiederà invece il carcere a vita senza possibilità di sconti di pena. La difesa punterà invece sull’infermità mentale. L’uomo è infatti un reduce di guerra, con seri problemi per la sindrome post-traumatica da stress. Esperto di armamenti aveva prestato servizio in Iraq e quindi era stato assegnato alla base di Haiti fino a quando la madre non aveva chiesto a Kyle di aiutarlo.

Anche “The Legend” aveva sofferto dello stesso problema, uscendone grazie a un programma che gli permetteva di aiutare altri veterani. Il suo cadavere e quello dell’amico Chad Littlefield fu scoperto in una pozza di sangue nel poligono, mentre Routh fu arrestato ad un centinaio di km di distanza a bordo del pick up di Kyle. Una pistola semiautomatica, usata per l’omicidio fu trovata in seguito nella sua abitazione. “Sapevo – disse poi Routh riferendosi a Kyle – che se non avessi preso la sua anima, avrebbe preso lui la mia”.

Giuliano Lebelli

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