Il Primato Nazionale mensile in edicola

reutersRoma, 19 apr – Sei un giornalista, uno scrittore, un regista, un musicista, un artista? Per il tuo prossimo lavoro ispirati al dramma dei “migranti”: la vittoria è assicurata. È così che dopo il trionfo al Festival di Berlino di Fuocoammare, il documentario di Gianfranco Rosi che ha vinto l’Orso d’oro per il miglior film e che ha per oggetto l’isola di Lampedusa e gli sbarchi di immigrati, anche il Premio Pulitzer si adegua.

Quest’anno il più prestigioso premio giornalistico americano, per la categoria “breaking news photography”, è andato al New York Times e alla Reuters. Entrambe le testate hanno ottenuto il riconoscimento grazie alle immagini degli sbarchi di immigrati. Il team del New York Times era composto da Mauricio Lima, Sergey Ponomarev, Tyler Hicks e Daniel Etter. A far vincere il quotidiano sono state soprattutto le immagini di Ponomarev e Lima su una famiglia siriana, i Majid, in fuga dalla guerra. La giuria – composta da 18 persone – ha premiato per la sezione investigative report il Tampa Bay News e il Sarasota Herald-Tribune che insieme hanno svolto una indagine sugli ospedali psichiatrici della Florida. Nella categoria Breaking News vince il Los Angeles Times per la sua copertura dell’attentato terroristico di San Bernardino, in cui sono state uccise 14 persone e ferite 23 persone. Ap invece ha vinto nella categoria Public Service con una serie di articoli sulla schiavitù e lo sfruttamento del lavoro nel Sudest asiatico. Il Washington Post ha vinto un premio per un articolo sul numero delle persone uccise dalla polizia negli Stati Uniti, mentre il New Yorker è stato premiato nella categoria Feature Writing per The Really Big One, un articolo che racconta come un super terremoto potrebbe distruggere le città della costa Ovest degli Stati Uniti, da San Francisco a Seattle. Sempre il New Yorker ha vinto altri due premi per la migliore biografia e il migliore pezzo di critica. Il premio è giunto alla sua centesima edizione.

Ogni singolo premio prevede una somma di 10.000 dollari. Resta l’impressione che oggi l’immigrazione sia un business non solo per gli scafisti, per chi gestisce l’accoglienza, per gli amministratori locali che lucrano sui fondi, per la criminalità organizzata, per i padroni e gli imprenditori senza scrupoli per le chiese e i partiti di sinistra – ma anche per artisti e operatori della comunicazione in crisi di ispirazione.

Giuliano Lebelli

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta