Roma, 30 mag – Ci ha lasciato oggi, alla veneranda età di 108 anni, Boris Pahor. Sloveno con cittadinanza italiana, il celebre scrittore era nato nel 1913 a Trieste, che al tempo era soggetta al dominio austriaco, e ha continuato a vivere nel capoluogo giuliano fino alla morte. Attivo nella resistenza durante la Seconda guerra mondiale, nel 1944 fu arrestato dai collaborazionisti sloveni e consegnato alla Gestapo, per poi essere deportato nei campi di concentramento tedeschi. Questa esperienza diventerà centrale nelle sue opere, che lo hanno reso noto in tutto il mondo. Quello che però è un po’ meno noto è che Boris Pahor ha più volte negato la verità storica delle Foibe.

Un titino nostalgico

D’altra parte Pahor, comunista titino e nazionalista sloveno, è sempre stato ben poco tenero con l’Italia: ha spesso parlato di Trieste come di una città che non doveva tornare alla madrepatria al termine della Grande guerra, e anzi sperava che nel 1945 Tito annettesse la città giuliana facendone la settima repubblica iugoslava. Per questo, lo scrittore ha sempre vissuto con grande amarezza quel 1954 in cui Trieste tornò italiana.

Boris Pahor negazionista delle Foibe

Ma non basta: per non farsi mancare nulla, lo scrittore sloveno ha più volte polemizzato con le istituzioni italiane riguardo al Giorno del ricordo. Per Boris Pahor, infatti, tutti i presidenti della Repubblica che hanno ricordato le Foibe avrebbero sbagliato, da Ciampi a Napolitano fino a Mattarella. L’ultima occasione era stata offerta, nel luglio del 2020, dal conferimento dell’onorificenza di cavaliere di gran croce. A margine dell’evento criticò aspramente Mattarella per aver ricordato i martiri delle Foibe e aver messo in guardia da tesi negazioniste. Per Boris Pahor, infatti, il dramma delle Foibe «è tutta una balla, non è vero niente».

Il video

Elena Sempione

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