Nel 2015 usciva nelle sale cinematografiche Lo chiamavano Jeeg Robot, diretto dall’allora esordiente Gabriele Mainetti. Il film era una storia fantastica con protagonista il «classico» supereroe dotato di poteri speciali, ma con elementi quasi mai visti per noi abitanti della Penisola: non solo la produzione, non solo la regia, ma anche personaggi e ambientazione erano italiani. In realtà, l’anno precedente aveva debuttato anche Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores, ma la critica non lo osannò come invece avvenne per il film di Mainetti. Le due pellicole, in ogni caso, hanno evidenziato – con la loro novità – un fatto culturale che costituisce anche un problema: quasi non esistono, oggi, storie italiane per ragazzi. E se esistono, sono misconosciute al grande pubblico. Mentre qualsiasi comunità nazionale, per allevare le nuove generazioni, ha bisogno di elementi che le leghino alle proprie radici (senza nulla togliere, ovviamente, alla possibilità di apprezzare opere straniere).

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di gennaio 2022

Narrativa per ragazzi, la fantasia al potere

Che la questione sia pedagogica non ce lo dice solo la ragione, ma anche il richiamo a princìpi espressi da alcuni noti educatori. Proprio Gianni Rodari sosteneva che «la fantasia fa parte di noi come la ragione: guardare dentro la fantasia è un modo come un altro per guardare dentro noi stessi». Cinematografia italiana per ragazzi negli atti e nella produzione non ne è mai esistita tanta – quanto meno di primo piano – e per ovvi motivi: quando il cinema è divenuto realmente di massa, il mondo anglosassone – ma anche giapponese, per ciò che concerne alcune popolari serie tv di cartoni animati – stava già prendendo il largo.

Ma sulla narrativa in generale non è sempre stato così. L’Italia ha partorito opere illustri fino all’inizio del secolo scorso. Ha «tenuto botta» per altri decenni, e infine è stata colonizzata anche lì – e per gran parte – dal gigante statunitense. Molti di noi sono cresciuti con film su supereroi essenzialmente americani, o al massimo con le produzioni del Sol Levante, ma anche qui sorge una riflessione: il Giappone, probabilmente grazie a questioni principalmente geografiche, è il Paese del blocco capitalista avanzato che più ha mantenuto tradizioni proprie (pur essendosi anch’esso indubitabilmente occidentalizzato). Ciò, ovviamente, non significa che in Italia non esista una produzione del pensiero: semplicemente, non è più accompagnata da una narrativa per ragazzi utile a una pedagogia nazionale. L’Italia produce cultura per adulti che sono già cresciuti da stranieri…

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1 commento

  1. Da piccola avevo proprio l’edizione del Corsaro Nero che avete pubblicato! Quanto l’ho cercata per ricordarmi quell’immagine che mi piaceva così tanto! Che felicità!

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