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Salviamo il Comandante Todaro: mito e realtà di un eroe italiano

by Andrea Lombardi
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Salvatore Todaro

È notizia di queste settimane l’uscita del film Comandante, diretto da Edoardo De Angelis e scritto dallo stesso regista assieme al romanziere Sandro Veronesi, con protagonista Pierfrancesco Favino, nel ruolo di Salvatore Todaro.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di marzo 2023

I primi entusiasmi nei confronti di un film finalmente celebrante un eroe italiano della Seconda guerra mondiale si sono però rapidamente raffreddati nel leggere le dichiarazioni di Veronesi e della casa cinematografica 01 Distribution, che istituiscono un parallelo tra il noto salvataggio dei naufraghi del mercantile Kabalo e l’attuale attività svolta nel Mediterraneo dalle Ong a favore dei migranti, con tanto di citazione faziosa dello sbarco dei naufraghi nel «porto sicuro più vicino, come previsto dalla legge del mare». Si è quindi sviluppato un acceso dibattito sia sui mezzi d’informazione che sui social, dove alle prese di posizione immigrazioniste di cui sopra è stato spesso risposto in maniera eccessivamente retorica, rischiando di arrecare un danno uguale e contrario alla figura del comandante Todaro in particolare, e alla realtà storica in generale.

Come andarono le cose

Andiamo ai fatti: il 16 ottobre 1940, il sommergibile Cappellini del capitano di corvetta Salvatore Todaro, partito da La Spezia e destinato a Betasom (la base atlantica dei sommergibili italiani a Bordeaux in Francia), affonda con il cannone – lanciando nel contempo anche tre siluri che fallirono il bersaglio, probabilmente per «forti irregolarità della traiettoria verticale a causa del mare agitato» – il piroscafo belga Kabalo, di 5.186 tonnellate, che, vistosi inseguito, aveva aperto il fuoco per primo contro il sommergibile italiano, come riportato dal rapporto di missione di Todaro. Una lancia con parte dei naufraghi è quindi presa a traino dal Cappellini, e i naufraghi stessi direttamente fatti salire a bordo a causa delle avverse condizioni meteo; il sommergibile navigherà quindi in emersione per centinaia di miglia marine sino all’isola di Santa Maria delle Azzorre, dove saranno sbarcati.

Leggi anche: I parenti di Todaro: «Non c’entra nulla con le Ong, basta strumentalizzazioni»

Questa azione di Todaro e l’affondamento di questa e delle due altre navi mercantili con l’impiego primario del cannone da ponte in attacchi in superficie ricevono la netta disapprovazione dell’ammiraglio Angelo Parona, comandante della base italiana in terra francese e dello Stato maggiore della Regia marina (Supermarina) e dell’ammiraglio Karl Dönitz, comandante degli U-Boot tedeschi. Questo perché, raccogliendo i naufraghi, Todaro aveva sì compiuto un atto cavalleresco, ma aveva anche evidentemente messo a rischio non solo la sua vita, ma il suo sommergibile e il suo equipaggio, elementi vitali nella conduzione della guerra navale dell’Asse contro le ben più forti marine da guerra alleate.

Todaro, le leggi del mare e la guerra sottomarina

Ricordiamo, tra l’altro, come le leggi del mare e le convenzioni internazionali fossero mal conciliabili con l’impiego di un’arma come il sommergibile – vedi la norma dell’ispezione a bordo prima del siluramento nel caso di naviglio mercantile, risalente alla Convenzione dell’Aia del 1899 – e furono infatti quasi subito disattese da tutte le nazioni in guerra. Tuttavia, perlomeno nei primi anni di guerra, i comandanti di sommergibili – compresi i massimi affondatori dell’Arma degli U-Boot come Otto Kretschmer (44 navi per complessive 274.333 tonnellate) – fornirono spesso una prima assistenza ai naufraghi, distribuendo acqua, cibo e, talvolta, carte e bussola.

Rimane famoso, inoltre, il salvataggio di centinaia di naufraghi del transatlantico-nave trasporto truppe britannica Rms Laconia – in parte prigionieri di guerra italiani, molti dei quali lasciati rinchiusi nelle stive dall’equipaggio alleato – da parte dell’U-Boot 156 dell’«asso» Werner Hartenstein, che lo aveva silurato il 12 settembre 1942. I naufraghi furono salvati anche da altri due U-Boot e dal sommergibile Cappellini, già comandato da Todaro e destinato dopo l’Armistizio a servire prima nella Kriegsmarine e infine nella Marina imperiale giapponese (!). Nonostante la chiara situazione di emergenza e salvataggio in corso, l’U-156 fu attaccato da un bombardiere Liberator americano: ecco perché, dopo questo incidente, l’ammiraglio Dönitz emanò l’ordine di non prestare più assistenza ai naufraghi, rendendo ancora più…

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