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Roma, 28 mag – Nonostante la scarsa copertura mediatica l’Italia è attraversata ogni settimana da decine di mobilitazioni. Lo spauracchio della “rabbia sociale” – che ogni tanto ricompare sulle colonne del Corsera – resta sempre lì, mentre nel frattempo si tengono manifestazioni tutto sommato civili. Fino a un paio di settimane fa la cifra delle proteste era stata quella della brutale repressione. E’ stato il caso di quella manciata di commercianti milanesi multati senza pietà, o delle Mascherine tricolori bloccate e identificate dalla polizia a Roma. Poi le manifestazioni statiche e a distanza sono state autorizzate e così non passa un giorno che nel centro di Roma non si tenga una protesta: ambulanti, ristoratori, commercianti, gestori di sale scommesse, medici, tutti stanno manifestando, spesso proprio nei pressi di Montecitorio e Palazzo Chigi. La cifra politica di queste proteste è il silenzio mediatico. 

La schiavitù mediatica

E così abbiamo la controprova che questo governo, più di altri, è schiavo dei meccanismi mediatici. Le multe valevano per gli assembramenti di commercianti, ma non per i giornalisti accalcati nel riprendere Silvia Romano che tornava a casa, “trofeo” da esibire per l’esecutivo. Il silenzio e il disinteresse vale per migliaia di manifestanti di diverse categorie, ma non per Sandra Milo. All’attrice 87enne è bastato incatenarsi qualche minuto davanti Palazzo Chigi per essere ricevuta direttamente dal presidente del Consiglio in persona e porre la questione del sostegno agli artisti e agli operatori del mondo dello spettacolo.

Giuseppe Conte come Pietro Nenni

 

Figurarsi se Giuseppe Conte si lasciava scappare l’occasione di farsi incensare e prendersi un po’ di ribalta: è bastato dire “sì” a Sandra Milo per farsi paragonare a “Pietro Nenni” e ai politici “di altri tempi”. L’ex amante di Fellini e Craxi entrando a Palazzo Chigi ha detto “gli italiani sono meravigliosi, pensa con quanta semplicità Conte ha detto ‘sì la ricevo'”. Certo. E se al posto di Sandra Milo si fosse incatenato un semplice barista o un operaio che lavora nel mondo dello spettacolo, magari montando i palchi ai concerti? Non solo non se lo sarebbe filato nessuno, ma incatenandosi sotto Palazzo Chigi si sarebbe beccato almeno una multa, probabilmente sarebbe stato portato via dalle forze dell’ordine e denunciato almeno per manifestazione non autorizzata, se non addirittura per resistenza.

I meccanismi mediatici sono chiari anche a noi, nessuno si scandalizza se fa più rumore la protesta di un attore che quella di un semplice cittadino. Ma l’estremizzazione di certi processi è evidente: silenzio e repressione per i lavoratori, ribalta, salamelecchi e incontri riservati con il premier se sei una vecchia attrice. E’ il regno mediatico di Giuseppi, bellezza. “Un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte“. La realizzazione fisica della profezia della locura in Boris. E in fondo gli occhi lucidi di Conte durante le dirette serali assomigliano tanto agli occhi del cuore.

Davide Di Stefano

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