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Roma, 8 ott – Roberto Saviano, come tutti sappiamo, è ancora vivo e lo dice chiaro il titolo della sua nuova opera, appunto, Sono ancora vivo. Illustrata da Asaf Hanuka racconta la vita dello scrittore di Gomorra dall’infanzia ad oggi, la vita sotto scorta e la gente che lo riconosce in aeroporto. Ma lo scrittore napoletano forse comincia a volersi liberare di quest’aria da martire ….



Saviano: “Non posso scappare, sono troppo riconoscibile”

Saviano racconta al Corriere della Sera che “Il prezzo che ho pagato è superiore rispetto a qualsiasi prezzo avessi messo in conto. So di dirla grossa, ma a volte penso che persino morire sarebbe stato più accettabile rispetto al continuo senso di ansia e di svuotamento in cui vive chi è sotto pressione costante per tanto tempo”. Saviano sostiene inoltre di non poter scappare, anche all’estero, perché è “fisicamente troppo riconoscibile”: “Una volta ho visto Dan Brown. Era già famosissimo per Il Codice Da Vinci , il libro che ha venduto di più nella storia eppure nssuno lo riconosceva. L’ho invidiato con tutto il cuore. Per me non è possibile”.

“Sono il lockdown da 15 anni”

“Sono in lockdown da quindici anni” dice Saviano, il quale sostiene di tenere gli armadi al centro della stanza per correre lungo il perimetro delle stanze e di non riuscire più a dormire”. “Anche la gente è stanca” dice Saviano “sono il martire che non è morto. Una contraddizione in termini. Come se non avessi onorato il compito assegnatomi”. “Ero in un aeroporto e un fan mi vide e cominciò a gridare: “Ma come, vai in vacanza?” racconta Savaino” Io prego ogni giorno per te e tu vai a divertirti?”». Per Saviano, il fatto che sia ancora vivo è la “dimostrazione della loro assenza di palle” – parla dei camorristi. Che l’insofferenza di Saviano l'”assenza di palle” dei camorristi portino a una rinuncia alla scorta?

Ilaria Paoletti



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