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Roma, 7 mag – L’ultima sparata del «vaccinatissimo» Andrea Scanzi ha fatto indignare parecchie personalità della destra culturale: «Voi di destra vi sentite inferiori perché non avete uno straccio di intellettuale da 300 anni», ha detto Sua Umiltà a Otto e mezzo su La7. Naturalmente non è affatto così, e infatti in rete hanno iniziato a girare innumerevoli liste di intellettuali di destra, come a dire che Scanzi ha torto marcio. Il problema è che queste listine non risolvono affatto un problema, che invece esiste e persiste. E cioè la cronica incapacità della destra – intesa in senso lato – di fare egemonia culturale.

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Scanzi e gli intellettuali di destra

Il punto è questo: Scanzi è un buffone, ma rifugiarsi nell’almanacco degli «intellettuali di destra» vuol dire mettersi sul suo stesso terreno. Cioè quello di una gara puerile a chi ce l’ha più lungo. Tanto a che serve? Lo sanno anche i sassi che nomi come quelli di Nietzsche, Marinetti, Gentile, Heidegger, Céline, Marconi e Pirandello non fanno parte del pantheon culturale globalista. Ma la questione rimane comunque aperta: perché dal pensiero di questi giganti la «destra» non riesce a generare né una dottrina né un’egemonia? Semplice: perché quegli intellettuali vengono sempre citati a mo’ di santini, mentre alla destra politica, della cultura, non gliene frega nulla. E questo è un fatto, non un’opinione.

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Ma quale egemonia della sinistra!

Insomma, se quegli straordinari «intellettuali di destra» vengono lasciati nell’album dei ricordi, allora Scanzi ha ragione. È come se non fossero mai esistiti. Perché il loro pensiero è stato mummificato e messo in naftalina. Non è più cultura feconda, ma sterile narcisismo da perdenti. E infatti la destra non fa che lamentarsi dell’«egemonia culturale della sinistra», senza però muovere un dito per invertire la tendenza. Tra l’altro, quell’egemonia – lo ribadiamo – non esiste più: non è un caso che oggi gli intellettuali della sinistra siano semianalfabeti come Scanzi, Saviano e la Murgia, e che i globalisti – per vincere una battaglia politico-culturale – debbano affidarsi a influencer e saltimbanchi tipo Fedez e la Ferragni.

Per farla breve: l’egemonia di sinistra non esiste più. Semmai persistono le rendite di posizione, le casematte militarizzate della televisione e dello spettacolo. E lì non si entra con il «passaporto culturale», con le listine degli «intellettuali di destra», o chiedendo «per favore». Là si entra di sfondamento, con coraggio e strafottenza. Perché, per noi, la cultura non va concepita solo sotto forma di riflessione. Ma anche e soprattutto sotto forma di assalto.

Valerio Benedetti

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3 Commenti

  1. Analisi superficiale, surreale e ingenua quella del Benedetti. É errato dire che alla destra culturale non gliene freghi nulla di fare cultura; basti vedere cosa successe in ambito MSI tra ambienti giovanili e dirigenza. Il problema è molto più concreto: per “fare egemonia culturale” prima bisogna avere la FORZA POLITICA per infiltrarsi negli ambienti (case editrici, università, media). Le “rendite di posizione” possono esserci dopo aver conquistato delle buone posizioni. Ma la destra politica, che dal dopoguerra lotta per sopravvivere, che posizioni può aver conquistato ?

    • Attenzione; nell’articolo si critica la cosiddetta “destra politica”:

      « […] alla destra politica, della cultura, non gliene frega nulla […] »

      Concordo circa le enormi e dolorose difficoltà affrontate dal dopo-guerra in poi ma devo dire che, secondo me, tra gli anni ’90 e i primi anni del 2000, durante l’epoca del Governo a guida PDL (che stravinse le elezioni e che, quindi, per diversi anni, effettivamente, possedette una certa forza dal punto di vista politico), in quel senso sicuramente si sarebbe potuto fare molto e invece, nulla è stato fatto, proprio a causa del completo disinteresse da parte di alcuni esponenti di quei partiti che alla cultura preferirono le “cene galanti” e il “burlèsque”…

      Purtroppo, questo disinteresse per la cultura è presente anche oggi, in quanto ciò che, comunemente, viene definita come “destra”, in realtà, di… Destra, non ha proprio nulla: infatti, si tende a confondere il democratismo liberal-conservatore di stampo anglo-americano dei partiti attuali (tipo Lega, FdI) con la Destra (intesa anche come cultura); pertanto, risulta ovvio il fatto che partiti di quel tipo non abbiano interesse alcuno a promuovere una cultura e una Visione del Mondo che non li appartiene.

      E dal punto di vista, per così dire, storico, nemmeno Fascismo e/o Nazional-socialismo sono da considerarsi come strettamente di Destra in quanto innestavano giusto alcuni elementi tipici della cultura di Destra in una ideologia che basilarmente era di sinistra, fondata sul socialismo. Nell’articolo del dottore Benedetti, si fa persino un brevissimo accenno al Futurismo marinettiano che, insomma, di Destra non ebbe proprio nulla, anzi!

      Io sono convinto del fatto che confusione, spaesamento e insicurezza derivino da equivoci di questo tipo.

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