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Roma, 23 lug – Omaggio a Sergio Barbadoro, toscano di nascita, che difese Palermo dall’avanzata americana. Come soltanto gli eroi sanno fare, restando al suo posto fino all’ultimo. “Comandato a sbarrare, con un pezzo, un passo di montagna all’avanzata di una colonna corazzata nemica, animava i suoi uomini trasfondendo in loro la sua fede. Durante l’impari combattimento durato nove ore e reso più aspro dalla mancanza di ostacoli anticarro, senza collegamenti e senza speranza di aiuto, infliggeva gravi perdite all’avversario, aggiungendo nuova gloria alle gesta degli artiglieri italiani. Caduti o feriti i serventi, continuava da solo a fare fuoco sino a quando colpito a morte cadeva sul pezzo assolvendo eroicamente il compito affidatogli. Luminoso esempio di dedizione al dovere. Portella della Paglia (Palermo) 22 luglio 1943”. Fu questa la motivazione con cui il 4 novembre del 1946 la Repubblica Italiana concesse la medaglia d’argento al valore militare a Sergio Barbadoro, toscano di nascita, romano d’adozione e morto in Sicilia sotto i colpi degli invasori.



L’omaggio a Barbadoro

E’ a lui che una delegazione di CasaPound ha voluto rendere omaggio ieri, nel giorno del 78° anniversario della morte, avvenuta a soli 22 anni, nel luogo esatto dove egli resistette da solo all’avanzata degli americani, Portella della Paglia, tra Palermo e San Giuseppe Jato. “Eroico come pochi fu il suo esempio, morì in uno scontro impari che razionalmente non poteva essere vinto, ma il giovanissimo Sergio, animato da quella fede irrazionale per i più, che porta all’azione e al sacrificio più estremo, quello della propria vita per la Patria, non ebbe remore”, spiega in una nota CasaPound Italia. “In nome e a difesa dei sacri confini Sergio Barbadoro ci ricorda perché lottiamo ogni giorno, anche quando la strada è in salita, difficile da percorrere, come quella che hanno intrapreso quel pugno di uomini che con un solo pezzo di artiglieria sbarrarono per ore la strada all’avanzata di un’intera divisione nemica”.

L’ultimo baluardo

Partito come universitario volontario Sergio Barbadoro, nato a Sesto Fiorentino (Fi) nel settembre del 1920 ma cresciuto a Roma dove si era iscritto alla Facoltà di Economia e Commercio, scalò velocemente i gradi grazie alle sue capacità e tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943 raggiunse il fronte siciliano. La difesa di Palermo dinanzi allo sbarco degli alleati venne affidata al Generale Giuseppe Molinero che ordinò la difesa ad oltranza. Il Sottotenente Barbadoro predispose un caposaldo del 1° Gruppo del 25° Art. Assietta a Portella della Paglia, con i suoi uomini e un cannone 100/17, in mezzo a due alte cime lungo l’attuale SP 20 di San Giuseppe Jato.

E lì dopo aver resistito per 9 ore all’avanzata degli americani cedette come ultimo baluardo, nonostante le ferite egli continuò a difendersi con la pistola d’ordinanza. Il suo corpo l’indomani era ancora sul pezzo ma nudo e oltraggiato, fu sepolto insieme ai suoi commilitoni nel cimitero di San Giuseppe Jato da Don Antonino Cassata, ma dal 1945 riposa nel cimitero monumentale del Verano a Roma. La difesa della Patria e dei confini scorreva nel suo sangue, un sangue versato sulla terra sicula che non l’ha mai dimenticato e che quel cippo, onorato ieri da militanti di CasaPound Italia, ricorderà per sempre.

Emanuela Volcan

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5 Commenti

  1. Come mai ha ricevuto la medaglia subito dopo la guerra, dopo che gli Americani, gli Inglesi e gli alleati partigiani avevano vinto la guerra?

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