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Roma, 14 mag – Un film d’azione russo? Vulgata vorrebbe che sareste di fronte al classico prodotto di bassa lega con scene caotiche, caricaturali Van Damme, dialoghi trancianti e insomma tutto quel crogiolo mitragliante buono giusto per distrarsi con il monitor touchscreen in cabina aerea durante un lungo volo, sgranocchiando sciapidi snack ghiacchiati. Eppure la tradizione cinematografica russa, non solo quella remota d’avanguardia, insegna che non è il caso di lasciarsi andare a facili pregiudizi. Ecco allora che imbattendoci in Shugaley, lungometraggio di fresca uscita dedicato alla guerra in Libia tuttora in corso, già dall’avvio abbiamo messo da parte i facili stereotipi senza troppe difficoltà.

Nel cuore della Libia martoriata dalla guerra

Il regista russo Denis Neimand si è ispirato a una vicenda realmente accaduta, che vede come protagonisti Maxim Shugaley e Samer Sweifan, un sociologo russo e il suo traduttore di arabo. I due svolgono un’indagine demoscopica nel Paese nordafricano e proprio durante il loro lavoro vengono a conoscenza di informazioni scomode che potrebbero compromettere seriamente la reputazione del governo di Fayez al Sarraj. Così vengono rapiti e rinchiusi in una prigione privata, dove non ricevono un trattamento propriamente delicato. Anche perché i carcerieri fanno parte di una milizia salafita legata al ministero dell’Interno del governo di accordo nazionale di Tripoli.

La Russia, non potendo risolvere la situazione pacificamente, prepara un’operazione di salvataggio. Uno scontro a tutto campo tra opposti schieramenti, con Fratelli Musulmani, turchi e fanatici islamisti che tengono a galla un governo fantoccio come quello di Tripoli. Tra scene di battaglia, giochi di azzardo politici e strani rapporti delle istituzioni locali con gli jihadisti, non manca neppure una certa dose di inaspettato umorismo.

Il lavoro degli sceneggiatori è minuzioso e potrebbe benissimo essere preso in considerazione da piattaforme come Netflix, magari affidandosi ai sempre ottimi doppiatori italiani. Temiamo però che questo film non passerà nelle sale cinematografiche europee e neppure nelle principali piattaforme streaming. Perché ribalta completamente la percezione della Libia odierna e della gestione di un conflitto che si protrae da troppo tempo. Il j’accuse è chiaro, per quanto senz’altro di parte. Ma chi non lo è?

Un film russo di qualità altissima

Siamo d’altronde abituati a film hollywoodiani che esaltano le gesta statunitensi, viceversa non ci imbattiamo mai in operazioni che le incrinano. Il merito di Shugaley è di raccontarci molto bene una storia, con altri parametri, da altre prospettive. E pazienza se non piacciono. Il contenuto di una qualunque opera può essere non condiviso dal fruitore. Ma se l’opera è di qualità ti ci devi confrontare. Shugaley rientra esattamente in questa categoria: qualunque cosa pensiate del suo contenuto, la qualità è altissima. Quindi ignorarla non è saggio, verrebbe altrimenti a mancarvi l’altra versione di una storia, quella del conflitto libico, sin qui raccontata (poco e male) a senso unico.

Eugenio Palazzini

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