Roma, 16 nov – Ci ha detto addio a 94 anni Antonello Falqui, uno dei padri della televisione italiana. Dal bianco e nero ai colori, Falqui ha diretto il varietà. Il famoso Musichiere (1957-60), presentato da Mario Riva, è farina del suo sacco, come anche Canzonissima, e Studio Uno.

Se al cinema l’arte italiana raggiungeva il picco con l’era d’oro della commedia, Falqui “assoldando” Mina, le gemelle Kessler, il Quartetto Cetra, Walter Chiari e Rita Pavone e Raffaella Carrà spadroneggiava sul piccolo schermo col suo approccio pionieristico. Tutto il corteo dei professionisti di cui Falqui si circondava – autori, costumiste, scenografi, direttori della fotografia – hanno contribuito a fare la storia della tv italiana. Falqui, nato a Roma il 6 novembre 1925, era a modo suo un “figlio d’arte” essendo figlio del critico e scrittore Enrico Falqui. Dal 1947 al 1949 Falqui frequenta il corso di regia del Centro Sperimentale di Cinematografia ma interrompe per collaborare come aiuto regista nell’unico film dello scrittore Curzio Malaparte, Cristo proibito, girato nel 1950.

Arrivi e partenze

Successivamente affronta la regia di alcuni documentari, fino a giungere ad Arrivi e partenze presentato da Mike Bongiorno; un format innovativo che consisteva in numerosi incontri con personaggi famosi che arrivavano o partivano da Milano e poi Roma. Il boom però avviene con Il Musichiere, insieme a Garinei e Giovannini; “Il Musichiere” disse Falqui “è stato un po’ la riprova delle capacità che ha la televisione di rendere collettivi certi fenomeni. In questo senso era interessante scoprire la dimensione ‘discreta e domestica’ del piccolo schermo, che, senza violare l’intimità della famiglia, introduce nella società nuovi modelli di partecipazione alla comunità. E poi l’italiano rimaneva appagato nel suo ‘bisogno musicale’ che, ironicamente, era espresso nelle forme avvincenti della gara”.

L’era d’oro di Studio Uno

Negli anni sessanta Falqui visita degli studi televisivi americani, dove ha l’idea di un nuovo programma; ne nascerà Studio Uno (1962) che rivela al pubblico italiano la grande Mina come conduttrice. Parallelamente Falqui dirige quattro edizioni di Canzonissima; quella del 1968 annovera ancora Mina, Walter Chiari e Paolo Panelli; quella 1969 Johnny Dorelli, Raimondo Vianello e le gemelle Kessler.

Dove sta Zazà (1973) mette al centro del palco Gabriella Ferri, ma anche un giovane Pippo Franco e Pino Caruso: Paolo Villaggio spopola col suo Giandomenico Fracchia. Dal 1990 Falqui aveva abbandonato il piccolo schermo dedicandosi, di rado, all’insegnamento della regia televisiva in lezioni tenute all’Accademia di Belle Arti di Macerata e presso la Einstein Multimedia.

Ilaria Paoletti

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