Roma, 16 nov – Il presidente francese Emmanuel Macron, in un’intervista all’Economist, ha dichiarato che “stiamo vivendo la morte cerebrale della Nato: non c’è alcun coordinamento del processo decisionale strategico tra gli Stati Uniti e i suoi alleati. C’è un’azione aggressiva non coordinata da parte di un altro alleato della Nato, la Turchia, in un’area in cui sono in gioco i nostri interessi”.

Il messaggio, pronunciato a poche settimane dal summit dell’Alleanza di dicembre a Londra, non dovrebbe stupire un attento osservatore, ma così non è. Eppure, nemmeno un anno fa, l’inquilino dell’Eliseo aveva espresso la necessità di sviluppare una maggiore indipendenza nella difesa europea, perché “dobbiamo proteggerci nei confronti della Cina, della Russia e persino degli Stati Uniti”. Eppure, l’istituzione della European Intervention Initiative (EI2), a giugno 2018, come istituzione indipendente da Nato e Pesco (Cooperazione strutturata permanente nel settore della difesa) avrebbe dovuto far suonare più di un campanello d’allarme.

I sogni di dominio di Macron

E’ evidente: Macron punta al dominio militare del vecchio continente e ne ha ben donde. A seguito dell’uscita della Gran Bretagna, la Francia è l’unica potenza atomica in Europa ed è la sola disposta a scendere in conflitto per i suoi interessi nazionali.

Inoltre, la recente ambigua politica statunitense non aiuta di sicuro. Basta pensare alla gestione del recente conflitto in Siria dove Washington ha di fatto autorizzato i turchi a penetrarvi per poi ritirare le loro truppe in Iraq occupando infine, con un atto arbitrario al di fuori del diritto internazionale, i pozzi petroliferi dell’est siriano senza neppure consultarsi con la Nato né con Londra e Parigi che schieravano loro truppe al fianco di quelle statunitensi. A tal proposito, riferendosi ai curdi, Macron ha affermato: “Se il regime di Bashar Assad decide di replicare alla Turchia, noi ci impegneremo? Questa è la vera questione. Noi ci siamo impegnati per lottare contro Daesh (lo Stato Islamico). Il paradosso è che la decisione americana e l’offensiva turca hanno avuto lo stesso risultato: il sacrificio dei nostri partner che si sono battuti contro Daesh”. La crisi turco-siriana ha abbattutto vistosamente la credibilità della Nato, con un’Ue decisamente “timida” nei confronti di Erdogan terrorizzata dalla minaccia di milioni di immigrati in cammino verso l’Europa e gli Usa, mentre l’alleanza atlancia era preoccupata dell’avvicinamento di Ankara a Mosca, invitando gli alleati a non essere troppo severi con la Turchia.

Immediate le reazioni. Washington, per bocca del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg in visita a Berlino, afferma che ogni tentativo di fuoriuscita dalla Nato “rischia non solo di indebolire l’Alleanza, ma anche di dividere l’Europa”. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto che Macron “ha usato parole drastiche, che non collimano con la mia visione della cooperazione nella Nato. Non abbiamo bisogno di opinioni così generiche, anche di fronte all’ esistenza di problemi ai quali bisogna applicarsi insieme”. Reazione più che attesa se si pensa che l’asse franco-tedesco già con il Libro Bianco della Difesa del 2016 dell’allora ministro Ursula von der Leyen si candidava, “superando vecchi preconcetti, ad assumere la guida anche militare dell’Europa”.

Macron punta al massimo e non ha paura di dimostralo anche irritando la Casa Bianca. “Il presidente Trump – afferma il capo dell’Eliseo – pone la questione della Nato come un progetto commerciale, un progetto in cui gli Stati Uniti assicurano una sorta di ombrello geostrategico, ma come contropartita c’è un’esclusiva commerciale. Bisogna comprare americano. La Francia non ha firmato per questo”.

L’Italia ne uscirà a pezzi

Ora, in questo complicato scacchiere dove si gioca il futuro della Difesa europea, cosa fa l’Italia? Nulla. La solita formula cerchiobottista di collocarsi tra Nato ed Ue senza un piano preciso è datata e fallimentare. Verremo stritolati dagli “alleati” e dalle loro pretese di egemonia in un batter d’occhio.

A meno che qualcuno non creda veramente agli Stati Uniti, pronti a vessarci con i dazi commerciali o ai “non sempre trasparenti” cugini d’oltralpe che hanno più volte dimostrato il loro “amore” per lo Stivale (ricordiamoci il disastro libico alimentato da Parigi). Il problema è presto detto: se l’Italia non anteporrà i propri interessi nazionali, presto dovrà fare i conti con un nuovo Napoleone.

Aldo Campiglio

3 Commenti

  1. mi e’ difficile sintetizzare un commento, avendo avuto modo di conoscere sia la NATO (abbastanza) che la CSDP (poco)…

    a parte la ‘grandeur française’ – gia’ sostenuta dal De Gaulle – i Francesi sono usciti dalla ed entrati nella North Atlantic Treaty Organization a loro piacimento e – guarda caso – hanno pure ottenuto che il loro idioma fosse considerato ‘ufficiale’ – alla pari dell’Inglese – almeno nel Quartier Generale di Bruxelles…

    lettura illuminante potrebbe essere quella del “The North Atlantic Treaty”, dato a Washington D.C. il 4 April 1949 e di tutti quei documenti ufficiali che trattano il “consensus” (base di tutte le decisioni del NAC)… non credo proprio che Macron (od il suo Ambasciatore presso il NAC) possano avere la meglio sugli altri 27 solo schioccando le dita o mostrando i loro muscoli ‘nucleari’…

    la NATO – creata all’indomani del 2o Conflitto Mondiale in funzione anti-URSS – ha consentito (che piaccia o meno) una certa tranquillita’ in Europa dal 1949 al 1989… certo che in essa gli U.S.A. – quali soci di maggioranza ($$$) – hanno sempre cercato di fare la voce grossa… certo che, con la caduta del Muro, essa ha avuto una certa crisi di identita’…

    per terminare, ritengo la CSDP una pessima copia della NATO, dove la parte ‘politica’ e’ stata gonfiata a dismisura mentre la parte ‘militare’ viene regolarmente posta ‘sotto al tappeto’… ma perche’ la parola ‘guerra’ fa tanta paura?

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