Terza e ultima parte della nostra inchiesta sulla storia dell’Anpi

Roma, 2 giu – Nel frattempo l’Anpi, sempre meno associazione partigiana, anche per ragioni anagrafiche, e sempre più associazione di estrema sinistra, prende posizione su tutto. Dal referendum sulle riforma costituzionali di Renzi, alle politiche sull’immigrazione, su CasaPound, sulle case concesse ai rom, sul Salone del libro di Torino: insomma cose su cui un’associazione reducistica non si comprende perché debba parlare. Riesce difficile immaginarsi l’Associazione Alpini che sbraiti su chi possa o non possa fare un comizio o quella dei Granatieri di Sardegna che manifesti per boicottare un libro sgradito… Un’associazione politica, oramai formata in massima parte di gente che è nata dopo la guerra e che si basa sui valori dell’antifascismo, insomma.

Come scrive uno di loro,

Un fatto del tutto normale derivante dalla scelta che le partigiane e i partigiani fecero nel Congresso di Chianciano del 2006 quando, consci della loro inesorabile scomparsa, decisero di aprire le porte dell’Associazione anche ai non combattenti per non far disperdere l’immenso patrimonio di valori e principi fondativi della Resistenza[1].

Ma che continua, malgrado gli atteggiamenti negazionisti sulle foibe e l’esodo (le foibe sono un’invenzione dei fascisti, secondo l’Anpi di Rovigo: Sarebbe bello spiegare ai ragazzi delle medie che le foibe le hanno inventate i fascisti, sia come sistema per far sparire i partigiani jugoslavi, che come invenzione storica. Tipo la vergognosa fandonia della foiba di Basovizza) culminati nello scandaloso congresso di fantastoria a Parma, e sui crimini postbellici (indimenticabile l’affermazione dell’Anpi di Savona sulla tredicenne Giuseppina Ghersi, stuprata, seviziata ed ammazzata dai partigiani comunisti, che se lo sarebbe meritato: Giuseppina Ghersi – secondo Samuele Rago, presidente provinciale dell’Anpi –, al di là dell’età, era una fascista. Eravamo alla fine di una guerra, è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili. Era una ragazzina, ma rappresenta quella parte là), alle celebrazioni poi fortunanatamente evitate per l’indignazione dell’opinione pubblica, del fondatore delle Brigate Rosse- gruppo terrorista cui, escludendo sequestri, ferimenti etc si devono 86 morti ammazzati in nome, sempre, della rivoluzione comunista– Renato Curcio da parte dell’Anpi di Foggia- con la scusa della consegna di una pergamena (o forse era una targa) in memoria di un omonimo zio partigiano- continua, dicevamo, a presentarsi e a venir presentata come l’Associazione dei partigiani, e non, come s’è visto, una tra le quattro associazioni partigiane (dal 2018 si è aggiunta l’Associazione nazionale partigiani cristiani…) per di più l’unica a rifarsi al passato stalinista delle formazioni comuniste.

Ed è l’unica ad assumere atteggiamenti antagonisti anche rispetto alle istituzioni, come accaduto il 25 aprile a Viterbo, dove l’intervento del presidente locale Anpi Mezzetti è stato caratterizzato da attacchi pretestuosi quanto ingiustificati alle nostre Forze Armate ed alle missioni all’estero, al punto che i militari presenti, con il generale Paolo Riccò, Medaglia di Bronzo al Valor Militare per i combattimenti di Check Point Pasta a Mogadiscio, sono stati costretti ad abbandonare il luogo delle celebrazioni. Un atteggiamento inaccettabile anche alla luce dei finanziamenti di cui, attraverso proprio il Ministero della Difesa, l’Anpi gode annualmente. Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Difesa in Senato, Isabella Rauti,

L’importo dei contributi per l’esercizio finanziario 2019 continua a penalizzare quegli organismi di Arma e di categoria cui è stato attribuito un ridicolo aumento di soli 10mila euro, rispetto allo stanziamento del 2018. Quindi, mentre le associazioni combattentistiche e partigiane ricevono un importo di un milione di euro, quelle d’Arma, di categoria e di specialità soltanto 702mila 918 euro (a fronte 693mila 610 euro stanziati nel 2018).

Dopo il mio intervento in Commissione ho votato contro l’atto del governo che rappresenta una “presa in giro!” Non siamo contrari al finanziamento di questi organismi, peraltro soggetti per legge alla vigilanza del ministero della Difesa, ma stigmatizziamo e condanniamo che si continua a perpetuare un criterio ingiusto di distribuzione.

E questo in considerazione soprattutto di associazioni, come l’Anpi, che piuttosto che svolgere il loro ruolo di memoria storica si impegnano in attività politiche storica quando non addirittura contestano l’impegno delle nostre Forze Armate nelle missioni internazionali, come accaduto ad esempio, a Viterbo il 25 aprile scorso in occasione delle celebrazioni per la giornata della Liberazione.

Quello di intercedere a favore di assassini, purchè comunisti, è un vizio che l’Anpi non sembra aver perso neppure in seguito: ci riferiamo all’assassinio, in pretto stile gappista, del commissario Luigi Calabresi per il quale sono stati condannati in via definitiva Sofri, Pietrostefani e Bombressi, il quale ricevette la grazia da Giorgio Napolitano il 31 ottobre 2008. Condanna passata in giudicato, e per la quale il Bompressi è e rimane il killer che ha ammazzato Calabresi: non uno dei partecipanti, ma l’esecutore materiale. E qui entra in ballo l’Anpi di Massa, la città del killer.

Ne La Grande Bugia  Giampaolo Pansa riassume quanto avvenuto:

Dunque, Bompressi era ormai un graziato. Ma era pur sempre l’assassino di Calabresi: così attestavano le sentenze di più corti di giustizia italiane. Ma queste sentenze non dovevano valere nulla per l’Anpi di Massa. Che pensò, nientemeno, di festeggiare il graziato (…) lo testimoniano i dispacci di due agenzie. E soprattutto le cronache pubblicate l’ 8 giugno 2006 dal ‘Tirreno’ di Livorno e dall’edizione di Massa della ‘Nazione’ . La prima scritta da Maurizio Centini e la seconda da Marzio Pelù. Sentiamo che cosa raccontano. La festa per Bompressi si svolse nel pomeriggio di martedì 6 giugno 2006. Nella sede dell’Anpi di Massa, in piazza Mercurio, durante una riunione della segreteria. Le cronache spiegano che Bompressi non è soltanto iscritto all’Anpi massese, ma fa parte di quella segreteria. Doppia festa, dunque: per un graziato e per un membro di quel club di ex partigiani. Un membro molto attivo che, mentre stava alla detenzione domiciliare, su richiesta dell’Anpi aveva ottenuto il permesso di lavorare per dieci ore al giorno nella sede di Massa (…) a sistemare l’archivio storico. Secondo le cronache della festa, il presidente dell’Anpi massese, Ermenegildo Della Bianchina, novantenne, detto ‘Gildo’, spiegò: ‘Ovidio è bravo per queste cose, preciso e scrupoloso. Infatti sta venendo fuori un grande ed esauriente archivio storico.

Della Bianchina poi aggiunse:

La grazia a Bompressi conclude in modo positivo una vicenda che sembrava non dovesse mai aver fine. La grazia è un risultato che l’Anpi può annoverare a buon diritto anche dovuto, in parte, alla propria azione in questi anni.

Della Bianchina ricordò che l’interessamento dell’Anpi di Massa per la sorte di Bompressi era nato quando a presiedere l’associazione era Pietro Del Giudice, già comandante dei Patrioti Apuani. Fu lui, citiamo il discorso di Gildo,

Che si adoperò in ogni senso, con autorità istituzionali, giudiziarie e politiche, spendendo in maniera totale la propria autorità morale, nella convinzione dell’assoluta bontà dell’uomo Bompressi. Un uomo che, per le sue qualità e per le sue attività di solidarietà sociale, doveva essere considerato un patrimonio della nostra comunità. E ciò al di là dell’esito della complessa vicenda giudiziaria nella quale era coinvolto’.

La festa si concluse con un abbraccio al compagno Ovidio, al canto di Sventola la bandiera rossa. ‘T’amo con tutto il cuore…‘ intonò Gildo, visibilmente commosso (così il Tirreno). E la Nazione scrive: Tutti i presenti l’hanno seguito nel canto e nell’abbraccio.

Carlo C. di Santafusca

[1]http://www.anpi.it/articoli/1550/ecco-chi-sono-i-non-partigiani-iscritti-allanpi

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