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Roma, 16 feb – Troverete libri e libri sulla Garbatella magari sugli scaffali di Eataly o alla Feltrinelli. Perché parliamoci chiaro, ora Garbatella è loro, non è più nostra; è degli studenti, dei registi, dei radical chic ed è tutta colpa tua e della tua Vespa, Nanni Moretti. Ma noi facciamo lo stesso gli auguri alla Garbatella per i suoi cento anni – portati benissimo – con un po’ di nostalgia per ciò che è stato, ma con la stessa tenacia di sempre nel volerne raccontare il lato meno conosciuto.

Garbatella, le origini “marinare” e leggendarie

Se avete la sensazione, quando siete alla Garbatella, di essere quasi in un borgo marinaro ne avete ragione; in fondo, quasi tutte le vie di questo storico quartiere romano portano nomi di armatori o navigatori. Ed è perché fu concepita per ospitare coloro che avrebbero dovuto lavorare al porto fluviale poco distante (che non si è mai fatto). E così, nella fatidica data del 18 febbraio 1920, Vittorio Emanuele III posò la prima pietra della Garbatella in piazza Benedetto Brin.

Sì, Garbatella ha una precisa data di fondazione, proprio come Roma – pure se non nacque dall’idea di un mitico re ma per mano di un Savoia. Il nome del quartiere, così dolce ed evocativo, fu a lungo dibattuto. Qualcuno suggerì di chiamare il quartiere Remuria, dando credito alla leggenda secondo la quale Remo avrebbe voluto fondare sul colle della Garbatella la sua città (e non sull’Aventino). L’origine del nome Garbatella, leggenda vuole che deriverebbe dal soprannome di un’ostessa, di nome Carlotta (proprio come la fontana storica del quartiere), che era “Garbata Ostella” o “Garbata e Bella”, poi abbreviato in “Garbatella”. Il quartiere accolse gli sfollati di Spina di Borgo dopo gli sventramenti del centro. Ha in sé, quindi, una parte della romanità più antica.

La storia alternativa a quella “rossa”

La Garbatella nasce da un sogno di Paolo Orlando, genovese, cattolico, vicino agli ambienti nazionalisti. Scrive nel suo il 31 gennaio 1920, quando sa già che il suo progetto è vicino a realizzarsi: “Ho dato il bando ai casermoni economici, si devono costruire casette isolate di tre alloggi al massimo, dotati ciascuno di un piccolo terreno coltivabile. La casa è sacra come base indispensabile alla famiglia; deve perciò essere gradita e moralizzatrice”. Il sogno di far diventare Garbatella un luogo per “marinai”, però, presto sfumò e a realizzare la quasi totalità del quartiere fu il Fascismo. A tenere fede al sogno di Paolo Orlando fu infatti proprio il regime mussoliniano il cui apporto all’architettura della Garbatella viene spesso ridotto dalla vulgata di sinistra alla costruzione dei famosi Alberghi suburbani (quello Rosso e quello Bianco) di piazza Biffi – che sono, comunque, simboli del quartiere e rispondevano alle esigenze derivate da sovraffollamento della città.

Il contributo del Fascismo

La chiesa di San Francesco Saverio in piazza Damiano Sauli fu costruita nel 1933 su progetto di Alberto Calza Bini, uno dei più famosi architetti del ventennio e di chiara fede fascista;  la meravigliosa scuola adiacente risale anch’essa agli anni trenta e, qualora non fossero chiari i richiami architettonici, ha pure delle aquile imperiose come fregio. Il Fascismo continuò completando i lotti iniziati dall’Istituto Case Popolari, e costruì i nuovi edifici dei lotti che si dislocano su via Guglielmo Massaia. Come non ricordare poi il pittoresco teatro Palladium e l’edificio polifunzionale inserito nel lotto 13, quello che al pian terreno ospitava i bagni pubblici (attivi a pieno regime fino agli anni sessanta) e nei piani intermedi abitazioni popolari. Ai nostri amici Cesaroni “de sinistra” non piace ricordare, comprensibilmente, il contributo schiacciante che il Fascismo ha dato alla nascita del quartiere Garbatella, un esperimento così ben riuscito da fare da apripista per altre zone di Roma, come la Città Giardino di Monte Sacro vecchio. Il 13 dicembre 1931, in pieno Fascismo, persino Gandhi visitò la Garbatella; fu proprio il Mahatma a voler vedere coi propri occhi questo prodigio architettonico rimanendo piacevolmente impressionato dall’opera Maternità e Infanzia di piazza Biffi. Ma questo non lo leggerete nei libri che trovate da Eataly – e lo troverete liquidato in poche righe persino su Wikipedia.

Garbatella, ovvero Msi, Giorgia Meloni, Simone Di Stefano

Avere certe idee alla Garbatella è molto punk perché il quartiere è sempre stato rosso (sebbene ora abbia più virato sul viola, colore della lista dell’attuale presidente del Municipio); c’è uno dei più importanti centri sociali di Roma, il Csoa La Strada. Poco distante c’è La Villetta che ora viene definito “social lab” – un centro che ovviamente sostiene Ong, iniziative Lgbt e quant’altro. Sovente il centro sinistra ha vinto a Garbatella con percentuali bulgare. Ma dall’essere continuamente accerchiati si impara la caparbietà; lo sa Giorgia Meloni, nata e cresciuta alla Garbatella. “Qui sono nata, questo quartiere è un pezzo di vita” dichiarò la Meloni nel 2016. “una piazza che per me ha un valore affettivo, qui ho fatto la prima comunione”. La Meloni ha iniziato a farsi le ossa nella sede del Msi di Garbatella, fondata tra gli altri da Ennio Rosati; uno che a 15 anni si arruolò per la Repubblica Sociale Italiana e che ha sempre vissuto nei lotti del quartiere. Grazie a lui e ai suoi compari nella Garbatella “rossa”, al comizio di Giorgio Almirante, parteciparono migliaia di persone. In questa sezione militò anche Simone Di Stefano, uno dei fondatori di CasaPound, mentre al liceo Socrate nacque il nucleo primigenio di quello che sarebbe diventato il Blocco Studentesco …

Cento anni e sei sempre la più bella

Qualcosa nel quartiere parla e dice la verità, nonostante nelle celebrazioni che in questi giorni animano il quartiere non venga mai menzionato niente di quanto avete appena letto; i muri parlano. Fino a una manciata di anni fa, parlavano anche di stadio, di simpatie scorrette, di scudetti (sì, decisamente di più dello scudetto della Roma che non di quello della Lazio) di semplice coattagine e di aggressività, tutte cose che poco hanno a che fare con l’epos radical chic di oggi che la “vita violenta” la relega ai libri di Pasolini. Fino a pochi anni fa a piazza Biffi c’erano i coatti col doppio taglio sul motorino e certe scuole erano riformatori sotto mentite spoglie. Ma comunque tanti auguri Garbatella, altri cento di questi anni – e chissà che ora non cambi qualcosa, già che siamo di nuovo negli anni venti ….

Ilaria Paoletti

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